La fine della “terza repubblica”

E fu così che Vito Crimi, capo politico ad interim del Movimento 5 Stelle, organizzò il voto finale sui mitici “Stati Generali”, il cui risultato è stato favorevole per tutte e 23 le proposte elaborate, con una media dell’84,4% basata sui 7 principali quesiti. Ma a partecipare al voto è stato il 10% degli iscritti, mai un risultato d’affluenza così sconfortante.

“Un’ampia maggioranza ha deciso, ora i critici cronici si adeguino”, sentenzia il 5 Stelle Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali, al termine della giornata di votazione sull’oramai conosciuta “piattaforma Rousseau”. Si adeguerà anche il restante 90% degli iscritti alla piattaforma, ma questo venerdì 11 dicembre (giorno della votazione) non può che rievocare un altro venerdì, il giorno in cui il M5s, “legittimato dalla sua base”, diede il via libera alla sua prima esperienza di governo.

È venerdì 18 maggio del 2018 e dalle ore 10 alle ore 20 si consuma un grandioso momento di “democrazia diretta”. Perché è questo a cui stiamo assistendo, un cambio di rotta che mette in profonda discussione la democrazia rappresentativa nel nome del filosofo e compositore “Rousseau” (se solo sapesse…). Porta il suo nome la piattaforma online utilizzata dall’associazione denominata “Movimento 5 stelle”, la stessa che chiamò a votare i suoi iscritti (alcuni) riguardo al contratto del “governo del cambiamento” Lega-M5S. D’altronde il titolo dell’articolo 4 dello statuto dei pentastellati è chiaro: “Democrazia Diretta e Partecipata”, il riferimento a Jean-Jacques è evidente. Si noti però che lo stesso statuto non fu rispettato, non essendo infatti stata indetta la votazione almeno 24 ore prima (art. 4), e peccato che spuntarono 58 pagine di “contratto di governo” da dover capire e su cui dover votare nel giro di 10 ore (una bazzecola…).

Il risultato fu un “plebiscito”, come annunciò l’allora “capo politico” del Movimento, oggi alla Farnesina, Luigi Di Maio; ben oltre il 94% di consensi. Stupisce però una cosa, che a poter votare fu circa lo 0,42% degli elettori dei pentastellati alle elezioni politiche del 2018. Ma tranquilli, nei giorni successivi scesero nelle piazze a spiegare per bene su cosa fecero votare. Sì, è vero, dopo aver votato, ma meglio tardi che mai, giusto?

“L’uomo è libero quando obbedisce alla sua ragione, e questa corrisponde sempre alla volontà generale” scriveva Rousseau. Ci pensa Benjamin Constant, (morto nel 1830, non poteva conoscere Casaleggio) uno dei massimi pensatori del liberalismo moderno, ad avvertirci, scrivendo che l’atteggiamento dello scrittore svizzero avrebbe portato a forme di potere tiranniche, rischiando così di farci diventare feroci nemici del sistema rappresentativo (il nostro, per intenderci).

Se quel venerdì primaverile del 2018 ci ricorda che eravamo entrati in quella che è stata definita giornalisticamente la “terza repubblica”, in quanto si fosse rotto lo schema bipartitico con l’entrata in scena del M5s sui banchi del governo, non possiamo che sperare che questo venerdì autunnale del 2020 ne sancisca l’inizio della fine.

Pubblicato da Tommaso Montini

Da Brescia, studente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova. Diplomato presso l'Istituto Maddalena di Canossa, Liceo delle Scienze Umane.

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