Non riapriamo la scuola, non serve

Il Governo tentenna imbarazzato. Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina spinge per la riapertura il 7 gennaio. Le Regioni frenano l’entusiasmo. Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, rimanda le riaperture con la spilla da sceriffo sul petto. 

La terza guerra tra chiusuristi, pseudo-aperturisti, negazionisti e terroristi sanitari è cominciata.

Ma è veramente giustificato un tale dispendio di energie per la riapertura delle scuole? Lo sarebbe, ma non credo nella buona fede dei politici che, stracciandosi le vesti, tentano di salvare questi poveri ragazzini, chiaramente devastati dall’ordine imperativo di non andare a scuola. Gran parte della popolazione è convinta della necessità di dover limitare i momenti di assembramento, che le misure di clausura imposte dal Presidente della Repubblica Popolare Italiana sono efficaci, e di conseguenza anche gli istituti scolastici devono rimanere chiusi. Certo, con gli straordinari mezzi di comunicazione digitale si possono garantire le lezioni telematiche, ma è veramente questa la modalità più adatta per educare i futuri italiani? Al banale monologo dei futuristi tecnologici sull’efficacia estrema della didattica a distanza io contrappongo l’immagine di uno studente durante la reclusione dell’Aprile 2020: lockdown ferreo. Tra le 8 e le 12 ore investite davanti a uno schermo, per fare lezione, per parlare con gli amici, per studiare. Chiuso in una casa, in una camera… Non mi pare si tratti di un modello di istruzione sostenibile e adeguato. Oltre alla sfera strettamente legata all’apprendimento, si trascurano enormemente tutti gli altri aspetti per cui la frequenza scolastica è considerata tanto importante. L’attività sociale degli adolescenti è bruscamente interrotta, i contatti fisici, le nuove esperienze, le avventure giovanili… Tutto annullato. L’educazione stessa, l’educazione alla vita, allo stare in comunità è messo a repentaglio con queste politiche chiusuriste. E ne patiscono, patiranno amare conseguenze in futuro i ragazzini di oggi. 

Bisogna essere consapevoli, però, del fatto che indicare le cose che non vanno sia senza dubbio molto più semplice ed immediato di governare l’attività scolastica durante una pandemia. Ciò però non significa che certe osservazioni non si debbano fare. In data, 5 gennaio 2021, a circa 11 mesi dalla scoperta dei primi casi di Covid-19 in Italia, la riapertura delle scuole è in dubbio. Sono stati investiti dei soldi in accessori scolastici di infima importanza in modo banale, sciocco e cialtronesco. La questione del movimento degli studenti dalle loro abitazioni agli istituti scolastici è abbandonata a prendersi le intemperie che caratterizzano il periodo a cavallo del Capodanno. Il tracciamento di eventuali contagi in balia delle segreterie scolastiche, note per la loro organizzazione efficiente (probabilmente più efficienti di alcuni ministeri a Roma). Termoscanner agli ingressi per verificare la assenza di febbre solo per i 10 000 dipendenti della RAI. Oltre alle evidenti falle in fase di preparazione e prevenzione stendo un velo pietoso sulla chiarezza delle decisioni… Ma forse, questo riguarda l’intero Governo e non solo la Scuola. 

L’ombra di una terribile spada di Damocle incombe sugli studenti più giovani. Questa non è forgiata da disturbi della psiche o dalle capacità somatiche, ma si tratta di un pericolo ancora lontano ma chiaro ed evidente per una persona dallo sguardo attento per le cose future. I grandi fondi, i generosi regali, che la sovrana Europa ci promette, non sono regali ma prestiti. I prestiti come insegnano tutte le persone sagge, sono da ripagare. Sarà in grado, una generazione profondamente marchiata dalla pandemia e dagli effetti che questa ha causato, di portare sulle sue fragili spalle il peso delle decisioni dei loro padri e dei loro nonni? Non si sa, ma di certo se i fondi ottenuti ipotecando parzialmente il futuro delle nuove generazioni verrà speso per biciclette con la pedalata assistita e cianfrusaglie turistiche, il peso della sfida si aggrava e i muscoli dello sfidante non saranno adeguatamente allenati. 

Ave Conte.

Pubblicato da Luca Toller, Vicedirettore

Studente di Scienze economiche presso l’Università di Milano – Bicocca. Nato il 29 settembre del 1998, diplomato presso il Liceo classico Arnaldo da Brescia.

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