Cryptogenesis, Act II

“È una bella prigione, il mondo.”

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Tali parole, anche se erroneamente associate all’Amleto di Shakespeare, sarebbero comunque degne di un maestro di vita qual era Il Bardo. Il loro significato è tutt’altro che confortante. Il mondo è una bella prigione davvero. Piena di meraviglie, ma, ahinoi, una prigione rimane.

Imprigionate sono la volontà dell’Uomo e la sua libertà: il giusto prezzo della convivenza. La libertà in quanto concetto e le elucubrazioni filosofiche a essa associate, per quanto il lettore e l’autore possano gradirle, non saranno oggetto di questo articolo. Sia concesso però restringere il primo argomento trattato alla libertà economico-finanziaria, in quanto il mondo ivi si conferma prigione in cui l’Uomo “subisce” la volontà di banche centrali ed enti regolatori. Conseguentemente, fluttuazioni più o meno importanti nel valore della moneta possono tradursi in cambiamenti profondi e indesiderati nel potere d’acquisto dell’individuo.

Recuperiamo quanto lasciato in sospeso in Cryptogenesis, Act I: la decentralizzazione permessa dalla blockchain come uno dei maggiori punti di forza delle criptovalute. Essere indipendenti da terze parti restituisce libertà finanziaria all’utilizzatore. La decentralizzazione però non garantisce che il valore delle criptovalute non possa fluttuare, ma assicura che ciò sia puramente il risultato del libero mercato, soggetto al valore intrinseco che gli utilizzatori attribuiscono a ciascuna valuta.

È importante menzionare che la decentralizzazione di pagamenti da-pari-a-pari e da-cliente-a-fornitore è solo la punta dell’iceberg. La prossima evoluzione (o rivoluzione) è la DeFi (decentralised finance, finanza decentralizzata), che raccoglie strumenti di debito e derivati, mercati che valgono rispettivamente $ 253 trilioni e $ 558.5 trilioni (stime datate Maggio 2020). Se le criptovalute “rubassero” anche solo una percentuale a singola cifra di tali mercati, ciò segnerebbe l’inizio di un enorme spostamento in direzione di una totale decentralizzazione: il coinvolgimento di mercati di questo peso farà sì che tutti gli altri seguano questa tendenza. Durante il 2020 la DeFi è cresciuta, anche se è ancora relativamente limitata (circa $ 22 miliardi), sotto l’egida dalle applicazioni decentralizzate, dapps in breve (concettualmente simili alle apps per telefoni cellulari, ma che si basano su blockchains esistenti, e.g. su Ethereum), in modo particolare nel mercato degli swaps (è a discrezione del lettore più curioso informarsi a riguardo di tale peculiare mercato). Per non parlare del mercato immobiliare, valutato $ 280.6 trilioni a metà 2020 e che sarà il prossimo bersaglio della DeFi.

Questi mercati (quasi) privi di intermediari possono solo richiedere agli utenti di accollarsi le commissioni da fornire ai nodi validatori, cioè una serie di computer specializzati sparsi per il globo il cui lavoro consiste nel confermare le transazioni scrivendole sulla blockchain stessa (per informazione del lettore, quasi chiunque con un computer sufficientemente valido e sufficienti possedimenti in criptovalute può proporsi come validatore).

Passiamo ora al terzo e ultimo argomento di questo articolo: in Cryptogenesis, Act I è stata brevemente menzionata la ragione per cui le criptovalute stanno adesso diventando “popolari”, ovverosia il coinvolgimento degli investitori istituzionali. Il lettore potrebbe chiedersi: perché proprio ora dopo un a dir poco “complesso” 2020 e nel pieno di una pandemia globale che ha generato crisi sanitarie nella maggior parte dei Paesi? Potrebbe sembrare strano, ma non è mai esistito un momento migliore. Le conseguenze del virus di cui tanto si parla, che al momento costituisce un ulteriore muro nella prigione in cui vive l’Uomo, non si limitano alla salute: molto peggiori saranno gli effetti a lungo termine sull’economia globale. I sintomi dell’ultima crisi economica, che andavano lentamente sbiadendo, si stanno ripresentando, riaprendosi come ferite mal curate e putrescenti che necessiterebbero soluzioni drastiche, quali l’amputazione, per essere curate. Per il momento l’unica cura che i governi hanno estratto dal figurato cilindro par essere l’inflazione, attraverso la stampa di ulteriore moneta sovrana. Dovrebbe essere ovvio al lettore che questa non è una soluzione desiderabile per aziende e individui in generale, ma ancora meno per grandi banche e fondi d’investimento che detengono molti possedimenti in valute fiat, specialmente dollari statunitensi. Queste entità vogliono proteggere i propri asset dall’inflazione crescente: quale modo migliore di farlo se non tramite il (quasi completamente, dato che alcune criptovalute posseggono una propria inflazione) libero da inflazione mercato delle criptovalute?

La domanda crescente dagli investitori istituzionali, appaiata all’offerta limitata di criptovalute, si è tradotto nei prezzi esorbitanti che si stanno osservando dagli ultimi giorni di Dicembre 2020. L’offerta, specialmente di Bitcoin, va scemando, con fondi delle proporzioni di Grayscale e Microstrategy al fronte dell’accumulazione di monete, la prima delle quali ora detiene più del 3% di tutti i Bitcoin mai prodotti e che sembra non intenzionata a smettere di acquistarne in tempi brevi. Come nota ulteriore, anche BlackRock, il più grande fondo d’investimenti al mondo ($ 8 trilioni in asset), ha recentemente fatto notizia perché in cerca di esperti di blockchain, presagendo la sua imminente entrata nel mercato dei cripto-asset.

Sicuramente, le istituzioni multimiliardarie di cui sopra hanno “svolto i propri compiti”, concludendo che le entrate potenziali, specialmente da Bitcoin, ma anche da altri crypto-beni, di gran lunga superano il rischio. Il premio è Golia e il rischio è Davide: anche se la Storia racconta di come l’uomo abbia ucciso il gigante, in questa versione distorta è il gigante a farla da padrone. Per esempio, le stime più conservative vedono il valore di Bitcoin, e conseguentemente quello di molte altre criptovalute che solitamente seguono il trend del loro re, più che raddoppiare bel corso del 2021 (da circa $ 35,000 a $70,000 o $ 100,000), mentre i “credenti” più convinti ipotizzano cifre a cinque zeri nello stesso periodo di tempo.

Oramai, il rischio principale per investitori istituzionali e domestici saranno le reazioni regolatrici dei governi mondiali, parte dei quali si sono già espressi riguardo ad alcune questioni, ma la maggioranza è ancora in silenzio (questo argomento sarà trattato più approfonditamente nel terzo e ultimo articolo di questa serie, Cryptogenesis, Act III, di prossima pubblicazione su Il Cambio).

Il nostro mondo è una così bella prigione, che forse sta lentamente diventando un poco più libera.

Pubblicato da Federico Forzi

Bresciano DOC, appassionato di scrittura con un'inclinazione alla poesia, dal 2019 studente di International Economics and Finance presso l'università Bocconi di Milano. Attualmente lavora a progetti finanziari, economici, di intrattenimento e di letteratura. "Che la Forza sia con voi".

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