L’Unione Europea è servita durante il Covid-19?

Vi attende una risposta semplice a una domanda quasi sciocca per chi comprende minimamente le istituzioni europee e il funzionamento della macchina europea, ma sono conscio di vivere in un Paese dove dominano i turbo populismi masochisti, quindi cercherò di dettagliare le modalità con le quali l’Unione Europea ha salvato l’Italia dalla rovina. Innanzitutto, con turbo populismi masochisti non intendo solamente le personalità che ogni becero giornale indica con superficialità, ma tutto il sistema di informazione e ovviamente tutto il panorama politico.

Estremizziamo:

In principio era l’Euroscettico (chiedo umile perdono a San Giovanni Evangelista per la citazione), colui che ha capito il funzionamento della società umana, della terra, dei pianeti e dell’universo. Dall’alto della sapienza a lui concessa da chissà quale potere angelico emette sentenze contro l’Europa. Dottore in “perché l’euro ha rubato i soldi agli italiani ed è scappata senza farsi notare da nessuno se non da me”. Con argomentazioni differenti a seconda della situazione è un fervente sostenitore dell’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, ama la lira e non vede l’ora di tornare agli anni ’80. In secundis vi è l’Euroinomane, un “cittadino europeo” come tanti ridicoli personaggi scrivono nella loro biografia digitale. Ha dalla sua parte i poteri oscuri di Bruxelles e dunque ha le spalle coperte per insultare, deridere, sbeffeggiare il povero Euroscettico. Munito di arroganza da pagliaccio della classe nella scuola primaria, si considera il guardasigilli degli Stati Uniti d’Europa e chiunque non la pensi come lui è un fascista nazista fascista. In terzis, il disinformato che non emette sentenze. Uno dei pochi saggi rimasti in questa guerra civile che da anni imperversa ininterrotta su tutti i social network.

L’eccessiva estremizzazione delle posizioni, lo sciocco orgoglio delle personalità che non si degnano di confrontarsi seriamente sui temi e preferiscono ubriacare i propri seguaci alla guerra hanno causato la disinformazione diffusa e generale. Sembrerò troppo severo, e forse lo sono, ma sono fermamente convinto almeno di quest’ultima affermazione. Entrambe le posizioni, a favore o contro l’Europa, sono sature di slogan e di disinformazione. Questo ha annebbiato il labile confine tra i fatti e i miti, un limes fondamentale che permette di orientarsi nel difficile mondo del dibattito. È innegabile che entrambi gli schieramenti abbiano un fondamento di verità, sarebbe veramente sciocco non notarlo, ed è altrettanto forte la mia consapevolezza che ciascuna delle forze non sia all’altezza né di governare l’Italia, né di tentare la scalata ai vertici europei.

Ora che è finita l’ouverture vivace, l’Unione Europea è davvero servita durante la pandemia? Sì.

A molti potrà sembrare una risposta da Euroinomane, da ideologizzato globalista neoliberista, ma cercherò ora di spiegare in che modo l’Unione Europea, attraverso le sue istituzioni, è stata salvagente per l’Italia e molti altri Paesi europei.

Innanzitutto, data la situazione straordinaria, sono stati sospesi gli impegni presi dagli Stati e stipulati in vari trattati internazionali, Patto di Stabilità e Crescita e Fiscal Compact sono stati messi da parte temporaneamente per permettere agli Stati di attingere alla leva del debito pubblico. La pandemia, infatti, ha causato enormi disagi alla popolazione italiana e il Governo ha avuto l’assoluto bisogno di liquidità immediata per poter supportare, innanzitutto, il servizio sanitario nazionale e con serafica calma ha elargito i fondi per le categorie economicamente devastate dagli effetti della pandemia. Sebbene questo primo gruppo pare essere scontato, essendo standard practice in tanti Paesi del mondo fare debito nei momenti di difficoltà per finanziare le azioni del governo, per l’Italia non lo è ugualmente. Data la quantità del debito pubblico italiano in rapporto al prodotto interno lordo ed essendo il livello di tassazione molto elevato, un finanziamento ulteriore e massiccio come quello del 2020 (incremento del 23,4%) sui semplici mercati finanziari avrebbe portato a un irrigidimento ulteriore della situazione finanziaria italiana. Come insegna l’economia finanziaria, alto debito pubblico affiancato a bassa crescita e livelli di tassazione sul lavoro molto elevati, forniscono tassi di interesse molto, troppo elevati per le condizioni finanziarie quotidiane italiche, figurarsi durante una emergenza pandemica. A ovviare a questo problema è stata la Banca Centrale Europea che seguendo le orme del precedente Presidente, l’italiano Mario Draghi, ha continuato il piano di acquisti dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, modificandolo ovviamente per l’occasione della pandemia. La BCE ha infatti iniettato nell’economia europea attraverso il PEPP (pandemic Emergency purchase programme) un totale di 1,350 miliardi attraverso l’acquisto dei titoli degli Stati europei, mantenendo così i livelli di interesse sul debito molto bassi. Non è assolutamente finita. La Commissione Europea ha organizzato vari fondi di sostegno all’emergenza lavorativa e all’emergenza sanitaria per chi ne facesse richiesta; rispettivamente lo SURE (100 miliardi) e il MES sanitario (36 miliardi). L’istituzione quasi sempre dimenticata che lavora con il favore delle tenebre, la Banca Europea degli Investimenti, ha fatto forse una delle cose più importanti, cercare una cura. Infatti, oltre ad accollarsi comprando dalle banche i crediti ad alto rischio di insolvenza, ha fatto ciò che il nome suggerisce, ha investito per la ricerca di un vaccino. Uno dei primi vaccini autorizzati dalle democrazie occidentali, infatti, è stato il BioNTech/Pfizer. Due multinazionali importanti, una tedesca e una statunitense, finanziate rispettivamente dalla Banca i cui azionisti sono i Paesi dell’Unione Europea e dal governo statunitense. Un risultato completamente ignorato, chiaramente per far pesare l’importanza dell’esito delle elezioni alla scoperta del vaccino cofinanziato anche dagli statunitensi.

Infine, l’ulteriore aiuto in arrivo dall’Unione Europea è il Recovery Fund. Tra il rafforzamento del bilancio pluriennale europeo e il Next Generation EU, la Repubblica Italiana è in procinto di ottenere circa 200 miliardi di euro tra prestiti e grants, per rilanciare la ripartenza nella fase successiva alla pandemia. Chiaramente non è tutto oro quel che luccica ma anche con difetti, lentezze, cavilli, l’Unione Europea ha dato segni di vita, una vita molto importante per il nostro Paese. Ora tocca a noi sfruttare questo quinquennio 2021-2026 di ingenti spese per provare a trasformare l’Italia in un Paese virtuoso ed evitare di scivolare sempre più ai livelli della Turchia.

Pubblicato da Luca Toller, Vicedirettore

Studente di Scienze economiche presso l’Università di Milano – Bicocca. Nato il 29 settembre del 1998, diplomato presso il Liceo classico Arnaldo da Brescia.

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