L’Italia ha paura degli sport “alternativi”

Calcio, calcio e solo calcio: questo è il pane quotidiano degli italiani.

Sottoscrivendo infatti un abbonamento completo alla pay-TV più importante del Paese (SKY), sulla totalità dei canali solo piccole percentuali sono dedicate agli sport di nicchia. Eppure il nostro Paese ha delle importanti eccellenze che rendono grande la nostra Nazione anche al di fuori dei confini italiani.

Ultimamente s’è molto rilanciato il biathlon, sport del quale sono diventato fedele appassionato. Poco è però stato il successo ottenuto da questo sport, sebbene incredibili siano le gare, appassionanti i duelli e nonostante non ci sia nulla di definito fino all’ultimo istante. I nostri atleti, inoltre, ci stanno facendo emozionare, restando in lotta per il podio (o per la vittoria) fino al poligono decisivo. Dorothea Wierer e Lukas Hofer sono gli atleti di punta del movimento: la prima, addirittura, è vincitrice di ben 3 titoli iridati e di 2 campionati mondiali di specialità.

Non solo questo sport invernale: anche molte altre discipline portano in gara atleti nostrani che, con le loro abilità, fanno sventolare in alto il tricolore italiano. Mi fermo a riflettere e penso al nuoto, con Gregorio Paltrinieri, Simona Quadrella, Federica Pellegrini; mi vengono in mente anche Matteo Berrettini e l’emergente Jannik Sinner nel tennis. Ed ancora, Tortu e Tamberi nell’atletica, Giovinazzi nella F1, Marvin Vettori nelle discipline di lotta, Aru e Nibali per il ciclismo.

Sebbene lo Stivale non abbia un numero di abitanti nemmeno paragonabile a quello di altre Nazioni, analizzando nel dettaglio ogni sport, con orgoglio possiamo osservare che almeno un nostro connazionale è in lotta per ottenere la palma di migliore (o comunque possiede le qualità adatte per essere un campione di primordine).

Il calcio passerà mai di moda?
Lo sport nazionale è indubbiamente il calcio. Quest’ultimo è anche quello più seguito a livello internazionale. I motivi di tale successo sono facili da comprendere: la semplicità delle regole, la possibilità di praticarlo ovunque, l’avere come esempi campioni famosissimi. Gli organi di stampa, inoltre, seguono i calciatori 24 ore al giorno e i quotidiani sportivi nazionali non trattano d’altro (o quasi); le notizie sono aggiornate sempre in tempo reale e le news calcistiche monopolizzano anche l’informazione generale. Queste ultime ragioni, d’altro canto, potrebbero risultare il vero “tallone d’Achille” di un movimento saturo, talvolta marcio e anche spesso stanco. La gente che vive di sport è stufa di sentir parlare solo di Serie A, di Mondiali FIFA e di Nazionale: ci sono ambienti molto più sani e genuini, con validi valori che potrebbero ben presto diventare “portanti”. Purtroppo, però, questi passano sottotraccia poiché hanno un’unica pecca: quella di non ruotare attorno a una sfera rotonda.

L’esempio della differenza lampante tra il calcio e gli altri sport è quella relativa ai sacrifici e agli sforzi fatti per emergere e per diventare campioni. Il giocatore di calcio è visto come lo sportivo per eccellenza ma un nuotatore conduce allenamenti più lunghi e si allena tre volte tanto per raggiungere i risultati sperati. Oltre al “danno”, poi, deve subire anche la beffa relativa ai guadagni: Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini grazie al proprio oro nel Mondiale di nuoto del 2019 hanno guadagnato circa 18.000 euro a testa, distanti anni luce dai 30 milioni che guadagna Cristiano Ronaldo ogni anno. Se dunque gli sportivi in vasca guadagnano in base alle proprie prestazioni, i calciatori hanno una retribuzione fissa, che non è influenzata dalle reti segnate, dai rigori parati o dai trofei sollevati. Certamente questo è solo un esempio poiché chiunque pratichi sport a livello olimpico quasi sempre raggiunge la piena realizzazione non solo personale ma anche finanziaria.

La disparità di trattamento e l’immagine del giocatore protetto e privilegiato, però, sta sempre più facendo storcere il naso anche a coloro che il calcio lo vivono come una seconda pelle.

Indubbiamente un altro punto a favore del “football” è quello di essere uno sport di squadra. Riflettendoci, però, una disciplina individuale, per coloro che la praticano, risulta maggiormente ricca di insidie e di difficoltà. In gruppo, un “momento-no” può essere superato affidandosi al supporto dei compagni. Da soli invece si può contare unicamente sulle proprie forze. Inoltre, quando alla TV si osservano gli sport individuali, è difficile non entrare in contatto con l’atleta, diventa complesso non tifare in modo viscerale uno sportivo italiano. Tutto questo alimenta e fa ardere dentro un forte calore, una passione, quella che crea poi una grandiosa identità nazionale.

Per fare un paragone azzardato si potrebbe dire che: ogni qualvolta un nostro atleta gareggia in campo internazionale si possono provare emozioni simili a quelle che il patito calcistico vive osservando la propria Nazionale.

Cambierà mai la visione dello sport nel nostro Paese?
Appare quasi evidente, quindi, il fatto che ci siano valide alternative per poter educare i nostri ragazzi ad acquisire una “coscienza agonistica”. Lo sport di squadra indubbiamente aiuta l’inserimento all’interno della società d’oggi, sempre più chiusa e riservata. Questi, inoltre, sono di grande importanza perché assistono alla nascita di legami affettivi e di amicizie durature. Mai mi permetterei di sputare nel piatto nel quale ho mangiato per moltissimi anni: sono fortemente convinto che stare in gruppo, imparare a condividere lo spazio dello spogliatoio e imparare a relazionarsi con gli altri siano i tre punti cardine dai quali ripartire.

Solo poche discipline possono far ottenere questi risultati e il calcio è forse quella che desta più clamore (per bacino d’utenza, in quanto aggregante e poiché spinto anche da organi esterni). Lo sport di Cristiano Ronaldo e Messi è la strada più veloce e più battuta per far avere al bambino una prima esperienza di sport.

Forse, però, la strada giusta da percorrere è quella della non esclusività: lo sportivo che poco sopporta il calcio dovrebbe, poco alla volta, avvicinarsi alle realtà vere e genuine che questo mondo presenta; coloro che vedono nel calcio l’unica modalità per fare sport dovrebbero lasciarlo cadere dal piedistallo sul quale lo hanno innalzato, per farsi travolgere dalle emozioni e dalla passione che le altre discipline incessantemente riescono a generare.

Pubblicato da Carlo Marziali

Mi sono diplomato al Liceo Classico "Arnaldo" di Brescia e sono uno studente di Medicina all'università "La Sapienza" di Roma. Sono un appassionato di sport di squadra ed amante del calcio. Mi entusiasmano molto anche le discipline olimpiche individuali. Amo raccontare le emozionanti storie degli atleti che gareggiano e che lottano per raggiungere il successo.

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