START e la strategia nucleare

Nel clima di ottimismo e positività internazionale che caratterizzò gli ultimi mesi di agonia dell’Unione Sovietica, la caduta della quale avrebbe condotto alla fine della Guerra Fredda, a Mosca si firmava il Trattato START. START, acronimo di Strategic Arms Reduction Treaty (Trattato per la Riduzione delle Armi strategiche), fu l’ultimo di una serie di trattati conclusi tra le due Superpotenze del Novecento aventi a oggetto le armi nucleari. Il 31 luglio del 1991 – la definitiva dissoluzione dell’URSS avveniva meno di cinque mesi dopo – il Presidente statunitense George H. W. Bush e il Presidente sovietico Michail S. Gorbačëv mettevano nero su bianco la volontà degli Stati rappresentati di, appunto, ridurre il numero di armi strategiche stoccate nei rispettivi arsenali. A causa di incomprensioni e minacce percepite, linfa vitale della Guerra Fredda, la corsa agli armamenti aveva infatti subito un fortissimo e pericoloso incremento nel corso degli anni Ottanta, portando il numero delle testate nucleari in possesso dell’Unione Sovietica intorno a 40.000 (oggi la Russia ne possiede meno di 6500).

START – divenuto poi noto come “START I” a causa della successiva firma di diversi trattati di “aggiornamento” – riduceva dunque il numero delle armi nucleari strategiche a disposizione di USA e URSS, poi Russia. Occorre ora spiegare che cosa siano le armi nucleari strategiche. Esistono fondamentalmente due tipi di “armi nucleari”: quelle tattiche e quelle strategiche. Le armi nucleari tattiche sono solitamente dotate di un basso potenziale distruttivo – è tuttavia sempre opportuno ricordare che ci stiamo muovendo nel campo delle armi di distruzione di massa e che quindi, per quanto basso esso sia, si tratta pur sempre di un potenziale distruttivo nucleare – e sono pensate per essere utilizzate in battaglia, per procedere all’eliminazione istantanea e “indolore” di forze o installazioni nemiche, anche in caso di vicinanza delle proprie forze militari o in territorio amico. Le armi nucleari strategiche sono invece l’opposto, sono ciò a cui comunemente si pensa quando si sente parlare di “bomba atomica”. Sono armi pensate per essere utilizzate a grande distanza, per colpire direttamente obiettivi strategici in territorio nemico e sono dotate di un alto o altissimo potenziale distruttivo. Le uniche due bombe atomiche che siano mai utilizzate nella storia dell’umanità, quelle che gli Stati Uniti d’America sganciarono sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945, appartengono alla seconda categoria.

Le Potenze nucleari possono decidere, se i mezzi a loro disposizione lo permettono, di organizzare le proprie forze nucleari nella cosiddetta “triade”. La triade nucleare consiste nella suddivisione dell’arsenale nucleare in tre diverse componenti: quella terrestre, costituita dai missili con base a terra, solitamente posti in sili missilistici, quella sottomarina e quella aerea, costituita da missili aria-superficie o bombe lanciabili da aerei. Gli aerei che hanno la funzione di trasportare e di “lanciare” l’ordigno nucleare possono avere base a terra o possono essere imbarcati: sono dunque caratterizzati da una grandissima versatilità, anche vista la capacità dei bombardieri strategici di volare grandi distanze senza necessità di effettuare rifornimento.

Per quanto si è potuto vedere durante la seconda metà del Ventesimo Secolo, la più grande utilità delle armi nucleari consiste nel loro “non utilizzo”, nell’azione di deterrenza che esse svolgono. La triade nucleare è di grande aiuto nel permettere all’arsenale nucleare di uno Stato di sopravvivere al first strike nucleare, o primo attacco, assicurando così la possibilità di effettuare un second strike, o rappresaglia, contro l’attaccante. Si immagini quanto difficile sia colpire contemporaneamente tutti i sottomarini lanciamissili balistici statunitensi, o quelli russi, i quali costantemente solcano i mari di tutto il mondo, pronti in ogni momento a colpire dalla profondità degli abissi. La certezza che sia impossibile impedire la rappresaglia del nemico e la dottrina MAD (Mutual Assured Destruction, distruzione reciproca assicurata: l’acronimo è un efficace gioco di parole con “mad”, folle) mantengono l’equilibrio del terrore, impedendo agli Stati di adoperare le armi atomiche per paura delle conseguenze.

Detto tutto questo, possiamo facilmente comprendere perché al giorno d’oggi tanta attenzione suscita la notizia del prolungamento della durata del New START tra Russia e Stati Uniti per altri cinque anni.

Viviamo in un mondo in cui sembra che le armi nucleari non abbiano più nulla da dire. Sembra che appartengano a un passato sempre un po’ più lontano. Tuttavia, le armi nucleari sono una componente fondamentale delle relazioni internazionali. A volere credere all’utilità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, le bombe atomiche comandano il mondo. I più potenti Stati della terra (anche se qualcuno potrebbe avere – legittimamente – qualcosa da ridire su questo punto), i principi dell’attuale ordine mondiale che siedono nel Consiglio di Sicurezza ONU come membri permanenti, dotati del diritto di veto, sono le uniche cinque Potenze nucleari “legalmente” riconosciute. È dunque naturale che si continui a riconoscere l’importanza dell’atomo ed è ammirevole che Russia e USA vogliano continuare a essere legati dalla promessa reciproca di ridurre progressivamente i loro arsenali. Tuttavia, la nuova Amministrazione Biden dovrà presto fare i conti con un attore, a sua volta dotato di una triade nucleare completa, con importanti interessi in netto contrasto con quelli statunitensi e tutti i mezzi economici e militari per portarli a compimento: la Repubblica Popolare Cinese.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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