BOCCONI DI STORIA: Federico il Grande e il “potage Parmentier”

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Federico II di Hohenzollern, detto Federico il Grande, saliva al trono come terzo Re di Prussia e come Principe elettore di Brandeburgo nel 1740. Incarnava l’archetipo settecentesco di despota illuminato, intratteneva rapporti di amicizia e corrispondenza con Voltaire e con Johann Sebastian Bach: Das Musicalisches Opfer BWV 1079 (Offerta musicale) di Bach è appunto dedicata al re filosofo. Grazie alla sua politica espansionistica, in pochi decenni Federico II rendeva il piccolo regno prussiano una delle principali potenze europee. Ricordato soprattutto per le sue molteplici guerre, “il vecchio Fritz” (der alte Fritz), soprannominato così dai suoi soldati, non era tuttavia soltanto un grande comandante.

Appena salito al trono aveva avviato importanti riforme per proteggere le arti e le scienze ed era tollerante in materia religiosa. «È dunque la giustizia, si sarebbe detto, che deve rappresentare lo scopo principale di un sovrano, è dunque il bene dei popoli che governa che egli deve anteporre a qualsiasi altro interesse… Possiamo concludere che il sovrano, ben lungi dall’essere il padrone assoluto dei popoli che sono sotto il suo dominio, per quel che lo concerne non ne è che il primo servitore» (Federico II, Anti-Machiavel, Capitolo I). Questo frammento della sua opera rivela una grande sensibilità e intelligenza; teorizzava un nuovo ideale di sovrano come guida che punta al benessere del proprio Paese e popolo prima che al proprio tornaconto personale.

Per un regno così frequentemente in guerra, il problema del reperimento delle vettovaglie è cruciale. Federico II conosceva bene la mente del popolo che governava e non esitò a sfruttare la curiosità e la bramosia delle persone per attuare la Kartoffelbefehl, la coltura intensiva delle patate. Un’ottima idea visto che con gli eserciti che andavano e venivano sulle terre coltivate, spesso il raccolto si rovinava. Il tubero, che cresce sotterraneo, invece era perfetto.

Visto che il popolo tedesco non era propenso a coltivare le patate nei propri campi, il sovrano decise di piantarne alcune nel suo giardino, giungendo a mettere dei soldati di guardia, ma non in numero sufficiente da coprire interamente il perimetro. Faceva ciò per permettere ad alcuni sudditi curiosi di entrare di nascosto, rubare le patate e assaggiarle. In questo modo la patata entrava nella cultura agricola e culinaria dei tedeschi, contribuendo a salvare migliaia di persone dalla fame durante guerre e carestie.

Durante la guerra dei sette anni, il farmacista e botanico francese Antoine Parmentier veniva catturato e imprigionato in Germania. Nel carcere prussiano scopriva le qualità nutritive delle patate, fino a quel momento considerate solo come mangime per maiali in Francia. Tornava in patria nel 1772, partecipava adun concorso organizzato dall’Accademia di Besançon, che aveva come tema la lotta contro le carestie e lo vinceva con un trattato sulla patata. Lo Stato francese gli assegnava dei terreni per impiantarvi la coltivazione del tubero e per approfondirne le tecniche agronomiche. Le ricerche davano risultati molto soddisfacenti: le rese erano elevate, anche su terreni poco fertili, ed iniziava così una intensa propaganda di sensibilizzazione.

Parmentier continuò i suoi studi in campo scientifico fino al 1813, anno della sua morte. Il suo nome sarà sempre legato a questo piccolo tubero che ha sfamato molte persone, tanto che sono parecchie le ricette a base di patate ispirate al celebre botanico, fra cui il “potage Parmentier”.

Pubblicato da Pietro Poli

Da Brescia, nato il 27 agosto 1998. Diplomato presso l'Istituto di Istruzione Superiore "Tartaglia-Olivieri", da sempre appassionato di Storia.

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