Il vento della Russia gela l’Europa

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Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza, pensava di andare a Mosca e fare la voce grossa con Sergey V. Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa. Non ha funzionato.

Il ruolo dell’Alto Rappresentante fu una delle novità introdotte dal Trattato di Amsterdam del 1997. Fu poi fortemente riformato dal Trattato di Lisbona del 2009 e avrebbe dovuto corrispondere, nelle intenzioni della Commissione Europea, a quello di “Ministro degli Affari Esteri” dell’Unione. Il problema è che l’Unione Europea non è uno Stato – almeno non così come siamo abituati a intendere uno “Stato” – e, pertanto, una simile definizione risulterebbe inutile, scomoda o addirittura pericolosa. L’introduzione della “PESC” – Politica Estera e di Sicurezza Comune, divenuta celebre nel nostro Paese dopo la nomina di Federica Mogherini al prestigioso ruolo di “Lady PESC” nel lontano 2014 – è un ambizioso tentativo di dotare l’UE di una sola voce sul piano internazionale e di un rappresentante capace di esprimerla e di perseguire gli interessi dell’Unione all’estero.

Tuttavia, la politica estera, nonostante gli sforzi, resta un ambito molto “intergovernativo” all’interno del contesto europeo, oggetto della volontà e, talvolta, dei capricci degli Stati membri. Come è perfettamente comprensibile, gli Stati continuano a essere molto gelosi delle proprie competenze per quanto riguarda la politica estera e la sicurezza, preferendo occuparsene da soli. L’Alto Rappresentante è dunque lasciato a ricoprire un ruolo meno che rappresentativo. È privo dei più basilari strumenti per svolgere il proprio lavoro al meglio.

L’Unione Europea è “un gigante economico, un nano politico e un verme militare” secondo una famosa frase pronunciata da un’ignota, ma grande, personalità politica dello scorso secolo. Siamo la prima Potenza economica mondiale ma ci manca l’unità politica, ci manca la forza militare, purtroppo ancora indispensabile per potere essere considerati come soggetti alla pari dagli “altri” Stati nelle relazioni internazionali moderne.

Ma torniamo al nostro Borrell. A seguito dei recenti sviluppi del “caso Naval’nyj”, l’unione Europea ha voluto dare più di un segnale alla Federazione Russa, la quale – e questo è innegabile ormai – sempre meno assomiglia a un Paese democratico. L’Europa ha voluto attaccare la Russia, ha voluto infastidire l’orso che, stando a quanto accaduto a Mosca, era tuttavia ben lungi dall’essere addormentato. Alle accuse rivolte da Borrell a Lavrov relative all’arresto dell’oppositore Naval’nyj – l’Alto Rappresentante è addirittura arrivato a pretenderne la liberazione immediata – e alla repressione delle manifestazioni illegali svoltesi in decine di città russe la scorsa settimana, il Ministro russo ha risposto per le rime, ribaltando completamente la situazione. Lavrov ha ricordato all’omonimo (provocazione) europeo, senza mezzi termini, l’aspro trattamento degli indipendentisti catalani da parte del Governo spagnolo e la scarsa delicatezza con la quale sono state gestite le recenti proteste anti lockdown nei Paesi Bassi, non facendo mancare un poco velato attacco alla “democrazia” statunitense con riferimento agli avvenimenti di Washington dell’inizio di gennaio e alla successiva ondata di arresti.

Il risultato? Le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia sono ora molto, molto tese. Il rapporto tra le due Potenze è stato definito “malsano” dal ministro Lavrov, l’UE un “partner inaffidabile” per la Russia. Borrell è dovuto tornare con la coda tra le gambe a casa, a Bruxelles, dove lo attendevano fuoco e fiamme. Diversi Eurodeputati ne avrebbero chiesto le immediate dimissioni in una lettera inviata alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen. In questo momento il mantenimento di un rapporto di collaborazione con la Russia è oggi indispensabile per l’Unione Europea e in particolar modo per alcuni dei suoi Stati membri, come la Germania. Nonostante quanto dichiarato, la Cancelliera Merkel non può permettere che il gigante euroasiatico si allontani, che “rompa le relazioni con la UE”, una possibilità aperta dallo stesso Lavrov. Il completamento di Nord Stream 2 è troppo vicino, Sputnik V – ora che tutti sembrano finalmente convinti della sua efficacia – è troppo allettante. Merkel ha voluto posporre il più possibile il momento in cui si dovrà decidere se imporre nuove sanzioni alla Russia, nella speranza che nel frattempo la situazione si risolva da sé.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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