B&B, il tramonto dell’euroscetticismo

“Un cappuccino e una brioche vuota”, è la colazione che Giancarlo ordina dopo una notte (una lunga notte) passata in un confortevole (si fa per dire) B&B con vista sul Meno presso Zum Laurenburger Hof, Francoforte. Dall’altra parte del fiume, presso Sonnemannstraße 20, la sede della EZB, la Banca Centrale Europea. A dividerli e a permetterne il collegamento un ponte, protagonista “fluviale” dello skyline di Francoforte, il Deutschherrnbrücke.

Una notte, quella trascorsa nel nostro B&B, durata 3 anni. Era il recente ma lontanissimo 2018 quando Matteo Salvini, segretario della Lega, presentava nella sala stampa della Camera dei Deputati in vista delle elezioni politiche del 4 marzo i suoi due “candidati di punta”, emblema e spauracchio della strategia economica leghista, B&B, Bagnai Alberto e Borghi Claudio. Così il capo politico del Carroccio li introduceva: “la mia idea è che l’euro sia stato un esperimento che è fallito, […] non mi sentirete mai fare inversioni a 360 gradi…”, come dimenticare le felpe del capitano. B&B sono sempre stati conosciuti come “No Euro”, ovvero convinti sostenitori del conclamato fallimento dell’intero progetto europeo, in particolare di quello riguardante l’unione monetaria, sostenendo che l’unica ricetta contro la crisi economica fosse l’uscita dal regime della moneta unica. Fatto sta che i due candidati entreranno in Parlamento, Bagnai al Senato e Borghi alla Camera, ricoprendo due ruoli di particolare rilievo rispetto alle attività economiche parlamentari. Il primo sarà Presidente della Commissione Finanze a Palazzo Madama, e il secondo Presidente della Commissione Bilancio presso Palazzo Montecitorio. Era ancora tempo di Conte I, e la Lega insieme al M5s si trovava al governo. Le parole dei loro esponenti pesavano, così come quelle di B&B, che con le loro dichiarazioni “anti-euro” facevano salire il famoso differenziale di rendimento, lo spread. Ed è con un sorriso amaro ma al contempo beffardo, che Giancarlo sorseggia il suo cappuccino, memore di questi momenti. Ci riferiamo ovviamente a Giorgetti, segretario federale della Lega, nonché all’epoca Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che dopo una telefonata con l’allora Direttore della BCE, il nostro attuale PdCM, redarguiva e ridimensionava B&B. Lo specchio di quello che abbiamo visto i primi di febbraio, quando al riunirsi della segreteria federale della Lega per decidere la linea da adottare sul governo Draghi parteciparono anche B&B, lapidarie le parole di Borghi all’uscita: “Draghi è un fuoriclasse”. Sentenza che quindi non solo li ridimensiona, ma li condanna anche all’irrilevanza politica.

Solo oggi apprendiamo, grazie all’europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi (compagno di merende e di ideologie di B&B), che le loro manifestazioni contrarie alla valuta europea erano semplice “speculazione accademica”. Fantastico, ma possiamo davvero, come cinguetterebbe Bagnai, “magnare tranquilli”? Forse sì, sebbene la svolta della Lega sia una delle tante, non si può dire che l’europeismo non faccia parte del DNA del partito, quantomeno in una certa area del Paese; infatti gli onorevoli “economisti” citati fino a questo punto (Giorgetti escluso), sono rinforzi recenti che hanno rappresentato la transizione da “Lega Nord” a “Lega”. Una metamorfosi, come possiamo notare con piacere, più apparente che effettiva. Certo alcuni dubbi permangono, basti riflettere sulle alleanze europee. All’interno del Parlamento Europeo la Lega è ancora alleata con i francesi del Rassemblement national e con i tedeschi dell’AFD all’interno del gruppo “Identità e Democrazia”, di certo non partiti dalle idee europeiste. Chiaro è che in un contesto politico interno così favorevole, i millantati avvicinamenti al PPE (Partito Popolare Europeo) potrebbero farsi più concreti. Ma per questo, visti i tempi necessari per far metabolizzare le “novità” a parte dell’elettorato e del partito, ci riserviamo di aspettare come andrà a finire il futuro (prossimo) Congresso della Lega, nel quale i nodi ci si augura vengano al pettine.

“Da qui alla fine della legislatura l’Italia sarà ancora dentro l’euro, l’Italia sarà fuori dall’euro o l’euro non esisterà più, secondo voi?”, domanda un giornalista a B&B al termine della conferenza di presentazione prima citata. Borghi risponde netto: “secondo me l’euro non esisterà più”. Tre anni dopo risponde Draghi nel suo discorso per la fiducia al Senato: “sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro”. “Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa” è il sottotitolo del celebre libro (luglio 2016) di Alberto Bagnai, dal titolo “Il tramonto dell’euro”. Ci auguriamo dunque che la traversata del Deutschherrnbrücke sia definitiva, “un’inversione a UE” che porti invece al tramonto dell’euroscetticismo.

Pubblicato da Tommaso Montini

Da Brescia, studente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova. Diplomato presso l'Istituto Maddalena di Canossa, Liceo delle Scienze Umane.

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