Oltre le frontiere dentro l’Europa

Un brevissimo excursus della non politica migratoria europea: prima c’è stato l’accordo con la Turchia: 6 miliardi all’anno stanziati per sgravare le isole greche dai flussi migratori. La soluzione? Bloccare quanti più migranti possibile al confine dell’Unione Europea. La conseguenza? A un passo dalla Grecia, dall’Europa, si moltiplicano vittime di violazioni dei diritti umani. Lo spostamento via terra ha in parte cambiato rotta avvicinandosi sempre di più al continente dei Trattati e delle libertà; tuttavia non senza violenze, non senza violazioni dei diritti umani e non senza ignavia dei Paesi Europei.

Oggi (ma un oggi poco aggiornato) si deve passare attraverso l’Ungheria, altro Paese (Stato Membro UE) avente il compito di gestire i flussi. Ha una politica di ingresso infima: un migrante al giorno circa ha il diritto di passare attraverso i “tornelli” che segnano il confine con l’Europa. Ricordano l’ingresso di un luogo di detenzione, ma i migranti implorano di oltrepassare quelle sbarre per ottenere libertà e diritti. L’astioso e oserei dire impossibile passaggio legale attraverso lo Stato di Orbán ha causato un ulteriore spostamento, un ultimo disperato passaggio da tentare per valicare la frontiera europea in Europa. Mi piace sottolineare il termine “frontiera europea in Europa” perchè stiamo vivendo un paradosso: ci sono delle persone a noi più vicine della Sicilia che stanno vivendo l’inferno, perchè quella “non è Europa”.

Lipa, Bosnia Erzegovina Inverno 2020. Dico genericamente inverno perchè non sappiamo esattamente quando si sia confermata l’ennesima emergenza umanitaria e migratoria. In questo territorio dimenticato dei Balcani si gioca e nessuno sa da quanto tempo. “Game” è il nome dato al tentativo disperato di superare il confine bosniaco e giungere in Croazia. È un gioco di sangue attraverso le foresta di Bojna. Contro chi giocano? Contro la morte, il freddo, la polizia. Si nascondono, corrono, scappano. Alcuni muoiono, altri (pochi) “ce la fanno”. Quando vi è il disgelo si ritrovano tanti, troppi cadaveri abbandonati.

Chi è il buono e chi è il cattivo? Dipende dai punti di vista. La polizia croata non può accettare un passaggio privo di regole. Non possono entrare clandestinamente in Unione Europea, non senza un protocollo che indichi da dove vengono e se hanno il diritto di essere accolti. Non senza essere identificati come numeri da redistribuire. Parandosi dietro le infrazioni di questi migranti criminali, ci si sente dunque legittimati a spogliarli di ogni avere, denudarli letteralmente, ad alcuni bambini viene tolto addirittura il pannolino. A picchiarli. A violentarli. A umiliarli. Se necessario a lasciarli morire o a ucciderli.

Perchè i migranti vanno incontro a questo destino disperato? Perchè giocano con la loro vita? Non hanno alternativa. O meglio, un’alternativa c’è, ma forse è causa di una condizione ancora peggiore. La Bosnia Erzegovina ha ricevuto dall’Unione Europea 80 milioni di euro per controllare i flussi migratori. Ci si chiede perchè l’UE adotti una gestione dell’emergenza attraverso dei gettoni, milioni di euro stanziati senza una vera progettualità. In terra bosniaca vicino al confine con la Croazia sono stati creati dei campi profughi. Sono una soluzione, certo, ma una soluzione tremenda.

Il campo profughi di Lipa è ormai tristemente e superficialmente conosciuto dall’opinione pubblica perchè il 23 dicembre 2020 a causa di una protesta disperata è finito avvolto dalle fiamme. Di conseguenza, nei mesi più gelidi dell’anno più di mille persone non hanno più avuto alcuna protezione. L’inverno bosniaco non è clemente e non lo è neanche l’Europa. 

L’eurodeputato Pietro Bartolo recatosi in Croazia e in Bosnia con altri tre eurodeputati, Benifei, Moretti e Majorino, racconta la scena agghiacciante del campo di Lipa: “Lipa è una radura che si trova in montagna in mezzo alla neve, lontano da tutte le abitazioni. La scena che mi si è materializzata davanti sembrava quella di un film o di un documentario: sotto una tormenta di neve vi è un campo recintato da una rete metallica e spinata. All’interno delle tende tutte coperte di neve. Una fila di persone in fila indiana, con qualche misera coperta, aspettava per ricevere una scatoletta di cibo. All’interno delle tende essi si erano creati letti a castello da cui uscivano volti imploranti”.

Se ne parla, ci si indigna, si dimentica. Improvvisamente, si presenta un casus belli (nulla di più di  un fatto che spicca più d’altri nella disperazione) quindi, di nuovo, se ne parla, ci si indigna, si dimentica. La domanda che spesso sorge: “Ma perchè l’Europa non fa nulla?”.

È fondamentale procedere per punti. Cominciando dal Sistema di Dublino per arrivare fino al sistema di sanzioni UE, impossibile da applicare e pertanto inutile, passando attraverso le volontà dei singoli Stati che non fanno Unione dinanzi alle migrazioni. Si prenda spunto da queste parole per una riflessione, per poi procedere a un’analisi attenta dell’inesistente risposta al fenomeno migratorio.

Pubblicato da Benedetta Arrighini

Laureata in giurisprudenza, aperta al mondo.

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