L’ennesima vittoria di una monarchia seria

La recente intervista da parte di Oprah Gail Winfrey, nota conduttrice americana miliardaria, al Duca di Sussex e a sua moglie ha riportato al centro del gossip mondiale la Casata reale britannica, in particolare la Duchessa Meghan Markle.

Dopo l’annuncio agli albori del 2020 di voler lasciare i loro ruoli da membri della Casata reale per dedicarsi ad attività private, già si intuiva che non tutto stesse andando nel migliore dei modi per la coppia. Ovviamente, dopo l’esternazione della loro volontà di indipendenza dalla Corona e le azioni che sono seguite, i tabloid si sono scatenati. Questa volta è diverso. L’intervista con la signora Oprah è stata molto diversa dall’annuncio distaccato del 2020.

Meghan Markle ha ammesso di avere avuto molti problemi ad adattarsi alla vita da duchessa e le pressioni continue, sia da parte dei media sia da parte della famiglia reale, hanno indotto la donna a uno stato depressivo e addirittura alla volontà di togliersi la vita. Di fronte a una situazione tanto grave, non era possibile continuare ad adottare gli stessi comportamenti di prima. Era necessario un cambio drastico e un allontanamento totale dalla scena. È tutto umanamente comprensibile. In aggiunta a ciò, ha dichiarato che vi fossero delle perplessità riguardo alla carnagione del loro primo figlio.

Giustamente l’attenzione dei tabloid, viscidi e moralmente corrotti, si è concentrata esclusivamente sulla seconda questione. Sappiamo tutti quanto la questione razziale occupi (molto spesso senza motivo) le prime pagine dei giornali. Vedere la corte più curiosata del mondo cadere nella trappola del razzismo è proprio quello che i giornalisti vogliono.

Nel mondo in cui le poesie scritte da un’autrice di colore non possono essere cantate da un’autrice dalla carnagione biancastra, non dovrebbe essere una sorpresa se la Corona britannica, leader nell’imperialismo, culla di Churchill e simbolo dello schiavismo fosse anche razzista. Qualcuno ha mai pensato che la Regina Elisabetta II e il Principe Filippo fossero per caso dei progressisti? È già tanto che il buon vecchio Filippo non fosse nazista… Chissà.

Ma la questione centrale non sta nel razzismo reale o presunto: sta nella ricerca di legittimazione del messaggio da parte della Corona. Comprendiamo tutti quanto possa essere difficile far prosperare una casata reale in un’epoca dove “uno vale uno” e le democrazie si espandono – si guardi come esempio la illustre casata reale italica. Il comportamento che ha mantenuto la Regina Elisabetta, sia dal punto di vista istituzionale sia dal punto di vista della popolarità, è la assenza di posizioni politiche, qualunque esse siano. Il mero immobilismo, però, non porta a essere così potenti ed influenti. Il controllo molto subdolo dei media e dei tabloid è l’arma della Corona, perché pur non volendo attivamente entrare in un dibattito politico, si ha sempre la forza della negazione. Attraverso la negazione delle accuse di razzismo da parte della famiglia reale stessa, lo stemma reale e le insegne nobiliari si inseriscono nel contesto di questo tema estremamente popolare. Rafforzando ancora di più una delle monarchie presenti in questo mondo di sudditi.

Pubblicato da Luca Toller, Vicedirettore

Studente di Scienze economiche presso l’Università di Milano – Bicocca. Nato il 29 settembre del 1998, diplomato presso il Liceo classico Arnaldo da Brescia.

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