Mal comune mezzo gaudio, parte II

“Il gioco gli piace e non gli pesa, Grillo lo investe capo politico e Dibba se la ride…”. Eravamo rimasti qui, riferendoci al BisConte (cit. Il Foglio) e al suo incontro a Marina di Bibbona con Beppe Grillo, che ha confermato la disponibilità di Conte a partecipare a un progetto rifondativo del movimento con un ruolo ad hoc. Però, non è ancora arrivata conferma riguardo il tesseramento di Giuseppe Conte al Movimento 5 Stelle. A quanto pare, per chi decide non è il momento opportuno. Già, ma chi decide? Gli equilibri dell’azionista di maggioranza di questo parlamento si fanno infatti sempre più disordinati ed equivoci.

Al contrario di altre volte, la crisi interna è ben rappresentata dai vertici. Mentre Grillo detta la linea, Casaleggio tenta di porre veti. La Casaleggio Associati Srl, anche chiamata Movimento 5 Stelle, nonostante i più rosei auspici d’origine, è alle prese con quelle che a tutti gli effetti sono le quotidiane baruffe di un partito qualsiasi. Oramai inghiottiti dal noto tonno della scatoletta… anche se la nostalgia si fa sentire. A dimostrazione di questo, ieri Grillo ha proposto tramite social un decalogo che regolamentasse le ospitate televisive dei membri del M5s, dalle inquadrature ai minuti a disposizione. Denunciando (a ragione) gli enormi limiti dell’informazione italiana, ma avanzando delle proposte più simili a dei diktat. Conscio del fatto che le proposte fossero “irricevibili” le sue parole sembrano più un monito ai suoi di rientrare nei ranghi. Non è il momento di parlare, se parlando si palesa la crisi d’identità in atto. Non ancora almeno, meglio aspettare la nuova metamorfosi nell’esaltazione di una delle cinque stelle tematiche, quella dell’ambiente. Dalla richiesta dell’introduzione di un “Ministero per la transizione ecologica” nell’attuale esecutivo s’intuisce la volontà di trasformarsi nei “verdi” italiani. Non sarà semplice, chissà se Conte e Grillo ce la faranno e quanto sarà loro utile la sponda del centrosinistra. “Alleanza” che farebbe comodo al futuro politico di Alessandro Di Battista, in quanto sbloccherebbe la principale incognita che consiste nella creazione di uno spazio politico-elettorale idoneo.

Una differenza tra PD e M5S è evidente. Il primo attraversa le crisi con le scissioni, il secondo con le espulsioni. È all’indomani della fiducia al governo Draghi che avvengono le epurazioni grilline, e con queste il ballo sul regolamento. Tra Camera e Senato vengono espulsi 40 parlamentari, che corrispondono a 35 voti contrari e 5 “assenti ingiustificati” alla votazione. A frittata fatta, forti dell’appoggio di Casaleggio Jr., gli ormai dissidenti contestano la decisione della piattaforma Rousseau che aveva dato mandato ai 5stelle di partecipare al governo Draghi, in merito alla “vaghezza del quesito”. Nulla di più vero ma difficilmente contestabile da regolamento, al contrario dell’articolo 4 dello statuto, che stabilisce che la votazione dev’essere indetta 24 ore prima dell’inizio della stessa. Come abbiamo già ricordato, non è la prima volta che quest’articolo viene violato e quindi chiudiamo un occhio e facciamo finta che si tratti di una sorta di norma consuetudinaria.

Dove s’inceppa nuovamente il regolamento assistiamo alle frizioni tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Le espulsioni ricordate sopra sono state compiute dal reggente e capo politico, Vito Crimi, che viene allo stesso tempo delegittimato dalla decisione della piattaforma di sostituirlo con un “Comitato direttivo” che porti al “congresso”, come sostiene il Blog delle Stelle (sponda Casaleggio-dissidenti). Crimi quindi, appoggiato da Grillo, pensa bene di interpretare lo statuto, in quanto in assenza di un membro del Comitato direttivo questo può essere sostituito dal membro più anziano del Comitato di garanzia (Crimi), peccato che così finisca per sostituirlo interamente. E nel caso gli espulsi facessero ricorso? La decisione spetterebbe al Comitato di garanzia, che è presieduto da chi? Vito Crimi, in palese conflitto d’interessi.

In queste 2 puntate abbiamo quindi osservato come i due partiti che si apprestano a dialogare, con l’obiettivo di interpretare e rappresentare la vasta platea elettorale dei liberal-progressisti-popolar-socialisti, abbiano sicuramente in comune dei gravi problemi strutturali, e cosa possano fare di buono per questo Paese alleandosi, fino a prova contraria, rimane un mistero.

Pubblicato da Tommaso Montini

Da Brescia, studente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova. Diplomato presso l'Istituto Maddalena di Canossa, Liceo delle Scienze Umane.

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