La figura dell’arbitro nello sport: tra calcio e pallacanestro

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Dopo aver parlato di Championship in uno degli ultimi appuntamenti sportivi del nostro giornale, oggi Il Cambio si vuole concentrare sulla figura dell’arbitro all’interno del mondo dello sport. Seppure, infatti, il ruolo del direttore di gara esista in ogni contesto e in ogni disciplina, le polemiche che nascono attorno a quest’ultimo nel football e nel basket sono sempre più vibranti e accese.

In realtà, l’arbitro è imprescindibile, anche se con l’avvento della tecnologia i suoi compiti sono stati ridimensionati e rivoluzionati. In ogni sport, che esso sia di squadra, di contatto o individuale, vi sono delle rigide e ferree regole da rispettare e da applicare. Banalmente, se si pensasse di togliere la regolamentazione, tutte le manifestazioni sportive perderebbero ogni loro logica. Ecco perché tutti gli organi organizzatori di questi eventi hanno, da sempre, deciso di gettare nella mischia alcuni dei propri rappresentanti, che possano toccare con mano gli episodi e che possano giudicare eventuali irregolarità.

La figura dell’arbitro nasce quindi da questa necessità: quella di rendere più chiara, più fluida e più scorrevole la contesa stessa. Non sempre, però, il direttore di gara è visto di buon occhio da atleti e da dirigenti, che sempre più spesso si vedono danneggiati e non tutelati da questi speciali “garanti della legge sportiva”.

GLI ESEMPI PIÙ LAMPANTI: IL CALCIO E LA PALLACANESTRO

Come già detto, in ogni attività agonistica le polemiche stanno diventando sempre più accese: nel calcio e nella pallacanestro, però, le discussioni coinvolgono milioni di tifosi. Per tale ragione, hanno un maggiore clamore mediatico.

Il VAR nel calcio non ha aiutato a spegnere le polemiche

Nel calcio, per esempio, si pensava che con l’avvento della tecnologia (VAR) le controversie si potessero spegnere, o almeno placare. In realtà, però, lo strumento d’avanguardia ha fornito soltanto argomenti ulteriori per alimentare le polemiche, per altro già ingenti. I tifosi non accettano margine d’errore e criticano aspramente le condotte poco trasparenti degli arbitri, che sempre più spesso si dimostrano privi di un’autocritica articolata. La possibilità di rivedere le immagini incriminate sta mettendo in risalto quello che è sempre stato motivo di rimprovero nei confronti di queste figure: la scarsa propensione al mettersi in discussione. Assistiamo sempre più spesso ad atteggiamenti presuntuosi e poco costruttivi, che non permettono un dialogo tra le parti in causa, né all’interno né tantomeno all’esterno del rettangolo di gioco.

Il meccanismo per il confronto tra arbitro e VAR, infine, è alquanto macchinoso. Quest’ultimo fa sì che le “colpe” possano essere scaricate prima su uno e poi sull’altro membro della squadra: questo non fa che aumentare la tensione all’interno del campo. In definitiva, poi, l’arbitro, molto spesso, decide di confermare a priori l’interpretazione iniziale, pur non essendo sicuro di aver preso la decisione più corretta.

Il mondo della pallacanestro: NBA in subbuglio

Anche la pallacanestro non è esente da questo tipo di discussioni. Due dei casi più eclatanti degli ultimi anni sono stati quello del GM degli Houston Rockets (Daryl Morey) e quello del proprietario dei Dallas Mavericks (Mark Cuban). Entrambi si sono scagliati contro le figure arbitrali per dei torti subiti.

Il primo ha attaccato la lega in occasione della serie play-off del 2018. In quell’occasione i Rockets sono arrivati vicini all’eliminazione degli acerrimi rivali (i Golden State Warriors), traguardo mancato proprio per colpa dei direttori di gara, o almeno così ha voluto sottolineare il dirigente statunitense. Il club, infatti, ha inviato un documento all’NBA nel quale ha indicato ben 81 fischi sbagliati durante l’arco delle gare, ottenendo come risposta una decisa smentita riguardante la veridicità delle affermazioni.

Mark Cuban, invece, è insorto contro l’intera classe arbitrale, in seguito a una direzione d’incontro a suo dire poco equilibrata. Il proprietario della franchigia statunitense non è riuscito a trattenersi dall’esprimere il proprio disappunto tramite tweet pesanti e scottanti. “Quando pensi che gli arbitri possano fare peggio, riescono sempre a sorprenderti”. E ancora: “Questa è la stessa schifezza che si vede in campo da 20 anni. Le discussioni sono sempre relative a questo: si assumono direttori di gara, li si allenano e poi, dopo due anni, si capisce che non sono in grado di gestire una partita”.

COSA SI PUÒ FARE PER CANCELLARE QUESTA GUERRA TRA MONDI?

Indubbiamente le parole del presidente della società texana sono forti e colpiscono anche lo spettatore poco interessato. Queste, però, sono solo l’espressione di un malcontento generale, che sembra sempre più trasversale. Gli arbitri sono poco accettati, le loro decisioni mal digerite e, infine, i loro silenzi di difficile lettura.

Come nel calcio, così anche nella pallacanestro gli sportivi sono diventati sempre più degli uomini da “copertina”. L’atleta è diventato anche un esempio per il piccolo tifoso, che guarda al personaggio famoso con occhi sempre più attenti e interessati. Il primo passo per avvicinare due mondi così distanti (quello dei giocatori e quello degli arbitri), sarebbe rendersi conto di quanto ogni gara sia seguita e vista, in tutto il mondo.

Proprio per le suddette motivazioni, l’educazione non dovrebbe mai venir meno. Il rispetto, che sempre più possiamo osservare tra sportivi di diverse società, dovrebbe essere allargato anche ai componenti della classe arbitrale. Sono tanti, invece, i casi nei quali la maleducazione ha prevalso e le ripicche personali si sono scagliate contro i direttori di gara.

In ultima istanza, anche gli arbitri dovrebbero avvicinarsi al mondo dei giocatori, capendo le dinamiche delle azioni e comprendendo anche quelle dei comportamenti e degli atteggiamenti. Questo non vuol dire sottomettersi all’inciviltà che a volte si manifesta, ma significa avvicinarsi ed entrare in contatto empatico con lo sportivo. Questo lo si può fare in molti modi, ma il più efficace sembra rimanere quello del linguaggio verbale. A fine gara l’arbitro dovrebbe spiegarsi, dovrebbe chiarire le proprie idee e decisioni, per far sì che anche chi appartiene all'”altro” mondo possa spiegarsi i criteri di determinate valutazioni.

Concludendo: è inevitabile che lo scontro sia presente e che sia talvolta travolgente. Quel che conta è inserire queste discussioni all’interno dei binari della civiltà, avvicinandosi e provando a comprendere le ragioni di chi si oppone al nostro modo di interpretare determinate circostanze.

Pubblicato da Carlo Marziali

Mi sono diplomato al Liceo Classico "Arnaldo" di Brescia e sono uno studente di Medicina all'università "La Sapienza" di Roma. Sono un appassionato di sport di squadra ed amante del calcio. Mi entusiasmano molto anche le discipline olimpiche individuali. Amo raccontare le emozionanti storie degli atleti che gareggiano e che lottano per raggiungere il successo.

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