Lo sporco lavoro della spia

Recentissima è la notizia dell’arresto di un ufficiale della Marina Militare italiana a opera dei Carabinieri dei ROS di Roma. Il capitano di fregata, l’identità del quale non è stata rivelata, si sarebbe macchiato del reato di spionaggio militare, cedendo copie di documenti militari segreti all’attaché militare dell’ambasciata russa in Italia in cambio di denaro.

Una storia in qualche modo affascinante, che sembra riportarci ai turbolenti anni della Guerra Fredda, nei quali il mondo era diviso in due e non si combatteva con le armi ma “con le informazioni”. Le spie sono sempre esistite, esistono e sempre esisteranno, è inutile negarlo. Ogni Nazione del mondo è dotata di apparati e di agenzie di spionaggio e di controspionaggio, è nell’ordine naturale delle cose. È tuttavia molto triste che un ufficiale delle Forze Armate italiane, un servitore dello Stato per eccellenza, sia catturato “con le mani nel sacco”, nell’atto di vendere documenti segreti a un agente straniero, per quanto nel mondo di oggi non esista più un vero “nemico” dal quale sia necessario proteggersi. Non abbiamo dettagli sulla natura delle informazioni che sarebbero dovute passare nelle mani del militare russo se non un laconico “riguarderebbero i sistemi di telecomunicazioni militari”, ma conosciamo il prezzo del servizio svolto dal nostro capitano di fregata: 5000€. Secondo le informazioni in possesso dei Carabinieri che hanno effettuato il fermo degli individui coinvolti a “transazione conclusa”, quello avvenuto nella tarda serata di ieri martedì 30 marzo sarebbe stato il secondo scambio di documenti confidenziali tra i due. Il prezzo della prestazione, la prima volta – ipotizziamo per la minore sensibilità delle informazioni richieste –, sarebbe stato più modesto, corrispondente a 4000€.

L’ambasciata russa fa sapere attraverso canali ufficiali di augurarsi che “quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra la Russia e l’Italia”, in un momento storico in cui le relazioni tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America, nostro fratello maggiore, sono sempre più tese, anche a causa degli strascichi del Caso Naval’nij e dei vaccini anti COVID. Il Governo italiano, attraverso il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio, comunica su Facebook la propria “ferma protesta” verso l’accaduto e notifica a Sergej Razov, ambasciatore russo in Italia, l’immediata espulsione dei cittadini russi coinvolti negli scambi.

Durante la Guerra Fredda il mondo era diviso in due: si poteva, in qualche modo, vedere un certo romanticismo nello sporco lavoro della spia. La spia andava contro il proprio stesso Paese in nome di un bene superiore, in nome di qualcosa che credeva giusto – si pensi, per esempio, agli scienziati dissidenti statunitensi che, negli anni immediatamente successivi alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, passarono all’Unione Sovietica preziosissime informazioni che consentirono a Stalin di produrre la propria prima arma nucleare, fornendo così al mondo un nuovo equilibrio. Oggi gli ideali non esistono più, oggi il mondo non è più diviso. Quello della spia è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare (?). È diventato un mestiere clandestino, prezzolato, come tanti altri. I nostri segreti militari vanno al migliore offerente.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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