La grande Pasqua orientale

È perlomeno curioso notare come il periodo pasquale sia scevro di tutto quel circo mediatico che ormai da un po’ di tempo è solito ronzare intorno al Natale. Se da una parte la nascita di un bambino è facilmente commercializzabile (nonostante raramente si faccia riferimento a ciò) dall’altra un uomo torturato, ucciso e poi risorto mal si adatta a comparire in un film per famiglie o ad essere oggetto di merchandising. La Pasqua, in ogni caso, rimane il centro dell’anno per ogni cristiano che dall’Oriente all’Occidente si voglia definire tale, giacché in essa è commemorato e celebrato quell’evento che è il fulcro essenziale della fede stessa.

Il termine Pasqua, com’è noto, ha la sua etimologia nell’ebraico pesaḥ ‘passaggio’, in riferimento alla festività ebraica che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa. Il termine, attraverso il greco Πάσχα (Pascha), si è poi diffuso in tutta la cristianità antica dando il nome alla celebrazione della morte e resurrezione di Gesù Cristo. Nonostante questa vicinanza terminologica il rito in sé, com’è ovvio che sia, viene celebrato in maniera diversa all’interno delle diverse tradizioni ecclesiastiche e noi, in questo breve articolo a semplice titolo informativo ed esemplificativo, proveremo a dare conto delle differenze fra il rito cattolico e quello ortodosso orientale, il quale è tuttora praticato in Russia, Grecia, Georgia, Ucraina, Bielorussia e nella maggior parte dei Paesi balcanici.

Come prima istanza è necessario sfatare il mito che lo scisma fra Oriente e Occidente si sia consumato precisamente nel 1054. In verità, gli eventi di quell’anno (la vicendevole scomunica fra il papa e il patriarca di Costantinopoli) non ebbero un grande risalto nelle fonti coeve. Dopo un lungo processo di estraniamento, che si potrebbe far risalire, almeno concettualmente, al Concilio di Costantinopoli del 381, verso il IX-X secolo ci si cominciò ad accorgere di tutte quelle differenze dottrinali che man mano si erano accumulate nel tempo e che spesso erano state completamente ignorate dall’altra parte. Il vero trauma, semmai, almeno per gli orientali, fu la presa di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1204, nel quale si profilò in maniera incontrovertibile una rottura che sembrava non poter essere più risanata.

La differenza più evidente fra le due celebrazioni pasquali è innanzitutto la data. Il giorno di Pasqua viene posto nella prima domenica dopo la pima luna piena susseguente al 21 marzo, l’equinozio di primavera. Visto che questi calcoli prevedono una correlazione fra mesi lunari e anno solare, l’adozione di un calendario, piuttosto che di un altro, determina lo spostamento della data anche di molti giorni. Nello specifico in Oriente, essendo ancora in uso (solamente presso le Chiese e presso la comunità berbera del Maghreb) il calendario giuliano, il quale è “indietro” di tredici giorni rispetto a quello gregoriano ormai in uso nella quasi totalità del mondo, quest’anno la data della Pasqua del 2021 cadrà il 2 maggio invece che il 4 aprile.

Se la data può differire (non è comunque raro che le due coincidano), i riti occidentale e orientale, almeno nello schema generale, non differiscono più di tanto. Dopo i 40 giorni della Grande Quaresima, i quali si concludono con il cosiddetto Sabato di Lazzaro, iniziano le celebrazioni della settimana santa con la Domenica delle Palme. Maggiore risalto, rispetto al mondo cattolico, hanno i tre giorni che precedono il Santo e Grande Giovedì in cui si celebra l’Ultima Cena. Nello specifico, il lunedì viene ricordata la parabola del fico sterile, il martedì la parabola delle dieci vergini, mentre il mercoledì è il giorno in cui viene recitato l’inno di Kassani, una donna peccaminosa che ungerà il Signore prima della sepoltura. Il Grande Venerdì è, come da noi, il giorno della crocifissione e morte di Cristo, il quale è seguito, durante la sera del venerdì, da una struggente processione funeraria a lume di candela la quale porta in processione la salma di Cristo raffigurata attraverso un’icona. La solenne Veglia Pasquale del sabato nel mondo ortodosso, esattamente come in quello cattolico, è caratterizzata, infine, dalla Liturgia della Luce, nella quale la chiesa viene lentamente illuminata dalle candele dei fedeli accese con il Fuoco Santo, spesso proveniente dalla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Parlare, poi, delle tradizioni profane e culinarie che circondano la Pasqua ortodossa sarebbe un’impresa a dir poco ardua considerando l’estensione geografica di questa Chiesa, senza peraltro tenere conto della singole particolarità regionali.

Con questo articolo speriamo, dunque, di aver dato ai nostri lettori almeno un assaggio di quella che è una tradizione religiosa diversa da certi punti di vista, ma molto simile per altri alla Settimana Santa cattolica, proprio in virtù dell’assoluta centralità e rilevanza che essa aveva e tuttora ha nell’anno liturgico.

Pubblicato da Carlo Maria Pertica

CARLO MARIA PERTICA Studente magistrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, baccalaureato in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e diplomato presso il Liceo Classico Statale Arnaldo da Brescia.

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