Il caso (caos) AstraZeneca

Ancora una volta è caos sul vaccino AstraZeneca. È fatto di ieri la decisione da parte dell’Ema (European Medicines Agency), che il vaccino è sì molto sicuro, ma non si esclude un legame tra esso e rare forme di trombosi. Questo è un primo risultato del Comitato di sicurezza Ema (Prac), che si è mobilitato a seguito del blocco alle somministrazioni di parte importante dei Paesi europei intorno alla metà di marzo, partendo dai rari casi di trombosi cerebrale in Norvegia, passando per la Germania, che con la sua decisione si è dimostrata ancora una volta, nel bene e nel male (come in questi caso), perno dell’UE, trascinando gli altri “grandi” Paesi del continente a sospendere le somministrazioni AstraZeneca per qualche giorno.

Un passaggio intermedio tra le comunicazioni di ieri e lo stop tedesco (che vedremo meglio poi) è il cambio di nome dello stesso vaccino in discussione, che da “Covid-19 AstraZeneca vaccine” è diventato, in data 25 di marzo (approvazione Ema), “Vaxzevria”. Istintivamente chi non ha pensato a una “operazione pulizia” con cui attraverso un cambio di nome si potesse recuperare la fiducia persa a causa delle forti e goffe decisioni prese? Tuttavia, l’azienda farmaceutica anglo-svedese spiega che è consuetudine dare il nome al farmaco in una fase diversa da quella dell’approvazione, e che quindi la denominazione “Covid-19 AstraZeneca vaccine” altro non era che una sigla preliminare. Operazione, com’era prevedibile, non particolarmente riuscita, dato che a livello giornalistico il nome di riferimento rimane lo stesso. Altro effetto del fermo dei lotti e di una prima fase di analisi causa-effetti è l’aggiornamento del “foglietto illustrativo” del vaccino, nello specifico quello sugli “effetti collaterali” e le relative misure precauzionali collegate alle forme tromboemboliche.

Riprendendo gli estremi temporali ricordati prima (blocco tedesco e conferenza stampa Ema del 07.04.21) conviene dare uno sguardo a qualche numero connesso ai fenomeni tromboembolici. Seguendo il primo caso ci affidiamo alla prima fonte che ha destato preoccupazione nel governo tedesco, ovvero il documento del “Paul Ehrlich Institut”, che evidenziava come i casi di trombosi venose cerebrali fossero (per quanto rari) superiori alla media rispetto a quella normalmente riscontrata nella popolazione (parliamo di soggetti tra i 20 e i 50 anni e di un’osservazione di 14 giorni dopo la somministrazione). Il risultato? A fronte di 1,6 milioni di inoculazioni assistiamo a 7 casi (3 deceduti), contro un solo caso previsto dalla media. Incidenza pressoché confermata (differenza di rapporto di 3,3 punti dal caso tedesco) nelle comunicazioni di ieri dell’Ema, che su 25 milioni di persone vaccinate (all’interno dello Spazio economico europeo e nel Regno Unito) riscontra 86 casi di trombosi (62 cerebrale e 24 altre), delle quali 18 si sono rivelate fatali. L’ipotesi preliminare conferma “l’aggiornamento Vaxzevria”, e quindi farebbe rientrare questi casi in quelli che possono essere gli effetti collaterali di un farmaco.

Torniamo a oggi e alle reazioni dei diversi Stati che gravitano attorno alle comunicazioni Ema della giornata di ieri, e che ci portano ad assistere al ballo dei numeri. Nello specifico quello riguardante l’età. Per esempio il Regno Unito, che attraverso la sua autorità di controllo (Mhra) ha autorizzato l’accesso alla seconda dose AstraZeneca e ha diposto la possibilità di scegliere un vaccino differente a chi ha meno di 30 anni. Oppure la Germania, che attraverso le indicazioni della commissione permanente per le vaccinazioni (Spiko), è stato il primo Paese UE ad abilitare il “mix” di vaccini, adottando per la seconda dose degli under 60 che hanno iniziato con AstraZeneca i vaccini Pfizer o Moderna, e raccomandando questi come prima dose per la stessa fascia d’età. Quando si parla di “raccomandazioni” non può che venire in mente il nostro Bel Paese, che in merito ai “comportamenti da tenere” in questo anno di pandemia ne ha abusato in modo grossolano e colpevole. Infatti, l’idea dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), rilanciata dal Ministro della salute, è quella di raccomandare l’uso agli over 60 senza sostanziali cambi di piani, “si fida dell’Aifa…”. La stessa che aveva consigliato il siero in discussione per gli under 55, il contrario.

Oggi vedremo quale sarà l’esito di questa danza. Intorno alle 18 di oggi, i Ministri della salute europei si riuniranno da remoto per decidere il da farsi in risposta alle comunicazioni di Ema. Ufficializzare e regolamentare ulteriori impedimenti al piano vaccinale, a fronte dello scenario appena descritto, rischierebbe, senza alcun valido motivo, di far prevalere un sentimento che ci accompagna e troppe volte nel corso di quest’anno si è sostituito a una sana e saggia prudenza: la paura.

Pubblicato da Tommaso Montini

Da Brescia, studente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova. Diplomato presso l'Istituto Maddalena di Canossa, Liceo delle Scienze Umane.

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