Le tensioni Russia-Ucraina

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La Federazione Russa sta concentrando truppe e navi militari al confine con l’Ucraina, in un numero mai così imponente dal 2014, anno della crisi che ha irrimediabilmente trasformato la Russia in un mostro agli occhi del mondo occidentale e la Crimea nella sua ventiduesima Repubblica.

Il Donbass è sempre stato una zona molto “calda”. Non ha mai goduto, in Europa o negli Stati Uniti d’America – a causa del fatto di non essere stato annesso dalla Russia -, dell’attenzione mediatica della quale ha invece goduto la Crimea. “Donbass” è il nome con il quale è nota la regione geografica dell’alveo del Severskij Donec, compresa quasi per intero in Ucraina e coincidente con le due oblasti orientali di Doneck e Lugansk. La guerra del Donbass prosegue ininterrotta da sette anni, e vede coinvolte le due autoproclamatesi Repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk, assistite, più o meno ufficialmente, dalla Russia, impegnate contro lo Stato ucraino assistito dalla NATO. La maggioranza della popolazione residente nelle due regioni ucraine ribelli è di etnia e lingua russa – più del 70% secondo le statistiche.

Alle rivolte scoppiate in Ucraina a seguito della decisione dell’allora presidente Janukovič di non sottoscrivere un trattato di libero scambio con l’Unione Europea che avrebbe potuto avvicinare l’Ucraina al “blocco occidentale”, spianando la strada a una futura membership ucraina dell’Unione e quindi della NATO, la Russia di Putin ritenne doveroso intervenire. Le “scuse” con le quali le forze armate russe penetrarono in Ucraina furono le operazioni di salvataggio del presidente in fuga e in pericolo di vita – per mantenere la continuità del governo democraticamente eletto – e di protezione della popolazione di lingua ed etnia russa, consistente ma minoritaria in Ucraina, ovviamente concentrata nella penisola di Crimea e nelle zone di confine.

Oggi il conflitto continua, e la violenza in queste ultime settimane sta aumentando, anziché diminuire. Potrebbe essere tutto parte di un piano delle milizie separatiste: aumentare la tensione per costringere le forze armate ucraine a intervenire. L’intervento ucraino provocherebbe di conseguenza lo sconfinamento delle forze armate russe – schierate, come già si diceva, a breve distanza dal confine – con fini pacificatori, umanitari e di protezione della popolazione russofona locale, un copione già seguito e che nel 2014 portò all’annessione della Crimea.

Il Presidente degli Stati Uniti Biden ha promesso che tratterà l’Ucraina come un partner e alleato NATO, e le voci di un invio consistente di forze navali statunitensi nel Mar Nero a protezione dell’Ucraina da una possibile aggressione russa si fanno sempre più insistenti. Tuttavia, in molti si domandano se l’Amministrazione Biden possa rischiare di far coincidere la difesa dell’Ucraina con una situazione da “Articolo 5”. Il riferimento è all’Articolo 5 del Patto Atlantico, la carta che nel 1949 fondò l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. Secondo l’Articolo 5:

Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse […] assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata.

Art. 5, Trattato Nord Atlantico

Se l’Amministrazione Biden voglia considerare l’Ucraina come parte del Trattato, nonostante l’Ucraina non sia parte del Trattato, è ancora tutto da vedere. A nostro avviso i movimenti navali hanno il solo scopo di mostrare alla Russia la determinazione statunitense a intervenire direttamente in un eventuale conflitto. Intervento diretto che, tuttavia, anche secondo quanto si è potuto vedere nel 2014, sembra estremamente improbabile. La Russia prenderà atto delle mosse statunitensi, ignorandole prontamente e procedendo con i suoi piani originari, mentre gli Stati Uniti e l’Europa resteranno a guardare.

Dal canto suo, la Russia non ha ancora agito. Ha candidamente dichiarato, per bocca di Dmitrij Peskov, braccio destro, voce e occhi del Presidente Putin, di starsi preparando a rispondere alle azioni provocatorie rivoltele dall’Ucraina. Prima tra tutte, la dichiarazione del Presidente ucraino Vladimir Zelenskij, secondo il quale l’adesione del Paese alla NATO potrebbe portare a una rapida soluzione del conflitto. Marija Zacharova, portavoce, questa volta, del Ministero degli Affari Esteri guidato da Sergej Lavrov, ha invece messo in chiaro come l’adesione dell’Ucraina alla NATO “porterà a un aumento su larga scala delle tensioni nel Sud-Est, causando forse conseguenze irreversibili per la tenuta dello Stato ucraino”. Occorre inoltre ricordare che, come l’Ucraina e altri piccoli Paesi al confine con la Russia possono vedere un aumento della propria insicurezza dovuto ai movimenti di truppe all’interno dei confini dell’ingombrante vicino, così la Russia può allo stesso modo non vedere di buon occhio le dimostrazioni di forza dei Membri della NATO nel Mar Nero.

In conclusione, possiamo solo restare a guardare, ma crediamo che la situazione si risolverà. Forse con aggiustamenti territoriali che non saranno riconosciuti dalla maggioranza della comunità internazionale (e con le tradizionali sanzioni economiche) o forse, senza alcuna conseguenza, le tensioni rientreranno da sé. Non crediamo, tuttavia, che si assisterà a esagerati spargimenti di sangue o a guerre su larga scala con interventi diretti da Oltreoceano. Almeno per ora.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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