K zvёzdam

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Verso le stelle. Il motto riassume gli sforzi dell’industria sovietica nella conquista del cosmo. Durante la Guerra Fredda tutto era motivo di possibile scontro, e la rivalità tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America si manifestò prepotentemente anche nell’ambito scientifico-tecnologico. “Corsa allo spazio” – gemella di “corsa agli armamenti”, della quale abbiamo già avuto modo di parlare – è l’espressione con la quale è nota la competizione aerospaziale delle due Superpotenze del Novecento.

Oggi, 12 aprile 2021, ricorre il sessantesimo anniversario del volo di Jurij Gagarin. Il pilota sovietico fu il primo, nella storia dell’umanità, ad abbandonare la Terra per lo spazio, trascorrendo un’ora e quarantotto minuti nella capsula della navicella Vostok 1, compiendo un’intera orbita intorno alla Terra.

Gagarin era un ragazzo di umili origini: studiava in un istituto tecnico di Saratov, lontano da casa, per diventare un bravo operaio metalmeccanico. Qui, quasi per caso, iniziò a interessarsi al volo. Pochi anni dopo scelse di arruolarsi nell’aeronautica militare. Voleva diventare un pilota a tutti i costi, come se avesse saputo sin dall’inizio a quale impresa fosse destinato. Acquisito il brevetto di pilota, decise di candidarsi al programma spaziale, per il quale fu infine selezionato.

Jurij Gagarin fu un cosmonauta, non un astronauta. Un “navigatore del cosmo”, più che un “navigatore delle stelle”. Anche semplici parole possono essere rivestite di un significato politico, esasperando le differenze fino ai più minimi dettagli. I viaggiatori spaziali statunitensi e dei paesi loro amici saranno sempre astronauti, quelli russi – un tempo sovietici – cosmonauti. Gagarin, più di Sputnik e più di Laika, è stato la vera vittoria della tecnologia sovietica contro quella statunitense. Portare un uomo nello spazio e riportarlo a terra, sano e salvo, era la più grande sfida. La corsa allo spazio si concluse forse con la conquista statunitense della Luna, ma tutti i passi che dovettero essere necessariamente intrapresi prima di poterla raggiungere, furono primariamente raggiunti dall’Unione Sovietica. Dal primo missile balistico intercontinentale – non dimentichiamo che ci si doveva sempre preoccupare dell’aspetto militare prima che di tutti gli altri: i primi a essere lanciati nello spazio non furono i satelliti per le comunicazioni, bensì i missili – al primo satellite artificiale, dai primi animali nello spazio al primo uomo e la prima donna, dalle prime sonde sulla Luna, su Marte e su Venere alla prima stazione spaziale in orbita intorno alla Terra.

Le frasi, potenti nella loro semplicità, che pronunciò il primo uomo nello spazio, il primo che poté posare il proprio sguardo su ciò che fino ad allora solo le immagini delle sonde e dei satelliti avevano restituito, contribuiscono oggi a formare il modo in cui vediamo il nostro mondo. “Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra”: da qui proviene la celeberrima definizione della Terra come “pianeta azzurro”. “Chi non ha incontrato Dio sulla Terra, non lo incontrerà neppure nello spazio” a rimarcare il fatto che ciò che conta davvero non è soltanto ciò che si vede ma che non è davvero necessario andare troppo lontano per trovarlo. “Non c’è nessun Dio quassù” sarebbe invece stata attribuita dalla propaganda al cosmonauta, fedele cristiano ortodosso, ma in realtà mai pronunciata.

Oggi Gagarin è ricordato come un grande, grandissimo eroe socialista, un eroe sovietico, un eroe russo, beniamino di un popolo intero. Ma è anche un eroe e una fonte di ispirazione per tutti gli uomini che popolano la Terra, scomparso alla giovanissima età di 34 anni, schiantatosi a terra con il suo aeroplano. Il volo è sempre stato il centro della sua vita.

Ma noi vogliamo ricordarlo come il primo uomo nello spazio, ignorando la sua cittadinanza e dimenticandoci per un momento del fortissimo significato politico che ebbe la sua impresa.

“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.

K zvёzdam.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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