BOCCONI DI STORIA: Witold Pilecki, Detenuto 4859

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In questo articolo vi racconteremo di Witold Pilecki, spia polacca che scelse volontariamente di farsi internare ad Auschwitz.

«Ho detto addio a tutto quanto avevo conosciuto sinora in questa Terra e sono entrato in qualcosa che non ne fa più parte», queste le parole usate da Witold per descrivere le sue sensazioni al momento di varcare il cancello del campo di concentramento.

Il capitano dell’esercito polacco aveva intenzione di scoprire che cosa succedeva realmente all’interno del campo; erano infatti molte le voci inquietanti su Auschwitz. Consapevole dei rischi, Witold si proponeva come volontario e la mattina del 19 settembre 1940 si faceva arrestare in un rastrellamento tedesco insieme ad altri duemila cittadini polacchi. Condotto con altre centinaia di persone nei bagni, Pilecki veniva rasato, “lavato” con acqua gelida e colpito con una sbarra di metallo che gli fece perdere due denti. Infine veniva privato della sua identità: da quel momento sarebbe stato il detenuto 4859.

Nei successivi tre anni Witold sarebbe stato partecipe di una delle operazioni di spionaggio più pericolose della guerra. Fu abbastanza fortunato nell’avere un incarico all’esterno del campo, mentre nel 1942 le camere a gas iniziavano a essere utilizzate più assiduamente. Più di mille ebrei gassati ogni giorno è la stima scritta nei suoi appunti.

Pilecki riuscì a organizzare una rete di sostegno all’interno di Auschwitz composta da circa cinquecento membri che si aiutavano con le razioni, le mansioni lavorative e portando all’esterno messaggi per far conoscere l’atroce realtà del campo. L’obiettivo era quello di organizzare una rivolta in contemporanea a un tentativo di salvataggio da parte della resistenza polacca. Tutto ciò non avvenne, poiché mai nessuno credette agli orrori descritti dal capitano Witold nei suoi resoconti, considerati esagerati.

Nell’aprile 1943 riusciva a scappare dal campo approfittando della porta della cucina lasciata incustodita dopo 947 giorni di prigionia. Tornava a Varsavia e scopriva che l’ufficiale responsabile della sua missione era stato arrestato e che i nuovi comandanti non volevano effettuare un’operazione di salvataggio dei suoi compagni rimasti indietro. Pilecki continuò a combattere per il suo Paese e nel 1944, durante la rivolta di Varsavia, fu nuovamente arrestato e mandato in un campo di concentramento, poi liberato dalle truppe statunitensi nell’aprile 1945. Alla fine della guerra entrò a far parte del Corpo polacco: militari che non accettavano la dominazione sovietica.

Mentre era in Italia, in attesa di un nuovo incarico, scrisse il resoconto definitivo sulla sua missione ad Auschwitz. Tornava a Varsavia con l’incarico di cercare testimonianze dei brogli del referendum del 1946, ma veniva arrestato dalla polizia segreta sovietica nel 1947. Torturato e condannato a morte dopo un processo farsa, il 25 maggio 1948 Witold Pilecki moriva in una cella di Varsavia, ucciso da un colpo di pistola alla nuca.

Solo nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, il suo nome ricevette la giustizia postuma che lo scagionò da tutte le accuse.

Inmate in hell or a hero imprisoned?
Soldier in Auschwitz, who knows his name?
Locked in a cell, waging war from the prison
Hiding in Auschwitz, who hides behind 4859?

[…]

Sent to a prison, where the heroes are judged as traitors
Accused of treason by his own
Sentenced by countrymen under pressure of foreign influence
Men he once fought to free

Inmate 4859, Sabaton

Pubblicato da Pietro Poli

Da Brescia, nato il 27 agosto 1998. Diplomato presso l'Istituto di Istruzione Superiore "Tartaglia-Olivieri", da sempre appassionato di Storia.

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