Valentino Rossi, è giunta l’ora del ritiro?

Nove campionati mondiali vinti in quattro classi differenti, 416 gare disputate, 115 vittorie, 235 podi e 65 pole position.

Dal 1996, anno dell’esordio nel Motomondiale, a oggi, icona di un intero sport che ha rappresentato e onorato al meglio e di cui ha dimostrato, gara dopo gara, anno dopo anno, di essere il migliore in assoluto. Questo il palmares impressionante di Valentino Rossi, che oggi, all’età di 42 anni, è sempre più vicino al ritiro dopo le ultime stagioni deludenti e non all’altezza della straordinaria carriera. In tanti ormai chiedono al campione di Tavullia di lasciare le gare, in primis i suoi tifosi più accaniti, che da troppe stagioni a questa parte non vedono più il loro idolo riuscire a esprimersi ai livelli a cui aveva abituato tutti. Una fase calante per “il Dottore” dal 2016 a oggi. Dai 10 podi di quella stagione è sceso ai 7 del 2017, ai 5 del 2018, ai 2 del 2019, fino ad arrivare all’unico podio ottenuto nel 2020 a Jerez, che ha interrotto una striscia di 17 Gran Premi consecutivi senza riuscire a terminare tra i primi tre. Da ancor più tempo manca invece la vittoria. L’ultimo successo infatti risale addirittura al GP di Assen (Olanda) del 25 giugno 2017, quando “Vale” riuscì ad avere la meglio su Danilo Petrucci per soli 63 millesimi. Quasi quattro anni senza salire sul gradino più alto del podio. Un’infinità per un nove volte campione del mondo, che aveva abituato il pubblico delle due ruote a duelli indimenticabili e che era riuscito a smuovere masse di tifosi in tutto il mondo in suo onore.

In 25 anni di carriera “il Dottore” ha regalato emozioni su ogni pista e ha avuto la meglio su ogni avversario affrontato. Iconici i duelli con il rivale storico Max Biaggi, così come quelli con l’altro azzurro Loris Capirossi e con lo spagnolo Sete Gibernau. Ha poi dovuto sfidare l’australiano Casey Stoner su Ducati, al quale ha inflitto il sorpasso probabilmente più entusiasmante della sua carriera alla famosa curva del “Cavatappi” a Laguna Seca nel 2008. Da archivio anche la rivalità interna in Yamaha con lo spagnolo Jorge Lorenzo, battuto nel 2009 e che invece nel 2015, complice anche lo zampino meschino di Marc Marquez, è riuscito ad avere la meglio sul “Dottore” nella corsa al titolo. Ed è proprio dopo quella delusione del mondiale mancato per un soffio che la carriera di Rossi ha subito una brusca frenata. In tanti avrebbero voluto il ritiro del pesarese al termine di quella stagione. Sia per concludere la carriera al massimo della condizione, sia come gesto di protesta dopo gli eventi spiacevoli di cui Marquez si rese protagonista assoluto senza venir squalificato o perlomeno penalizzato. Ma niente da fare. La voglia di correre e di essere ancora protagonista in pista ha spinto Valentino a nuove sfide, dopo quelle affrontate nelle annate precedenti. Dalla prima, ossia quella di lasciare la Honda nel 2004 per approdare alla Yamaha in piena crisi tecnica, portando nuovamente sul tetto del mondo la casa giapponese dopo 12 anni, a quella del biennio in Ducati, che purtroppo non ha dato gli esiti sperati dai protagonisti e da tutti i tifosi italiani, fino all’ultima, ovvero quella di accettare il posto nel team Yamaha Petronas al fianco dell’allievo Franco Morbidelli.

Le prime due gare in Qatar di questo 2021 sono state disastrose per Rossi, relegato a lottare per le ultime posizioni che regalano punti. Una condizione che fa male a tutti gli appassionati. Per questo motivo, se nel corso dell’anno non dovessero vedersi miglioramenti, il pilota numero 46 potrebbe optare seriamente per il ritiro al termine della stagione, mettendo fine così a una carriera straordinaria all’età di 42 anni, dopo aver avuto anche l’opportunità di gareggiare con il fratello più piccolo Luca Marini.

Pubblicato da Stefano Bonelli

Studente di Scienze della Comunicazione presso l'Università di Verona. Diplomato al Liceo Classico Arnaldo di Brescia. Nato il 12 gennaio a Brescia. Appassionato di sport, del quale scrivo per diverse testate online.

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