I tre principali errori di Donald Trump

In questo breve articolo saranno analizzati i tre pincipali errori commessi da Donald Trump, che mi auspico non saranno commessi dal centrodestra italiano e, in particolar modo, dal leader della coalizione Matteo Salvini. Indiscutibilmente la presidenza Trump è stata fortemente positiva nei tempi di normalità. Ha iniziato a mostrare tutti i suoi limiti nelle eccezionalità e, in particolare, durante la crisi pandemica. Ricordiamo che durante la Presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno raggiunto record occupazionali, dal punto di vista geopolitico non ci sono stati nuovi conflitti militari e la diplomazia ha raggiunto numerosi accordi distensivi difficilmente ipotizzabili in precedenza. Detto questo, passiamo ad analizzare cos’è andato storto e che cosa ha sovvertito quanto fatto di buono.

L’abbandono del territorio: Il Partito Repubblicano, conosciuto anche come GOP (Grand Old Party), ha iniziato a interrogarsi sulle cause che hanno portato alla sconfitta di Trump alle elezioni. Dall’analisi è emerso che il partito non è riuscito a mobilitarsi a livello territoriale come il Partito Democratico, nonostante l’enorme consenso che si è venuto a creare attorno alla figura di Trump – si veda anche la pesante sconfitta subita in Georgia per la nomina dei senatori. L’aver contato troppo sul carisma personale del leader ha frammentato il partito ed è venuto meno lo spirito di squadra che aiuta la piena mobilitazione dei sostenitori. Anche in casa nostra la Lega e il centrodestra italiano dovranno prestare attenzione e prendere consapevolezza del fatto che la figura di un leader carismatico non è sufficiente a ottenere la vittoria. Il territorio e la capacità di mobilitazione dei militanti sono un elemento fondamentale, nonostante i social riescano a garantire una visibilità che solo una decina di anni fa era inimmaginabile. In conclusione, il GOP a guida trumpiana ha compiuto l’errore di non seguire la strada delineata da George W. Bush che, secondo la letteratura del marketing politico, era un maestro nella mobilitazione della militanza (vedi la vittoria in Florida nelle elezioni presidenziali contro Al Gore del 2000).

L’eccessivo personalismo: questo secondo punto è collegato al primo, anche se in questo caso è più un errore individuale di Trump che collettivo del partito. L’eccessiva sovraesposizione mediatica del presidente e l’incapacità di discernere i problemi concreti dagli attacchi politici l’hanno reso miope di fronte a scelte che potevano essere prese in maniera più pragmatica e razionale. Le critiche possono anche essere costruttive e non necessariamente speculazioni politiche. Questa caratteristica peculiare del suo carattere è emersa in maniera preponderante nella gestione delle crisi, dove l’elettore è più suscettibile all’emotività e vorrebbe una guida salda ma che sappia anche mettersi in discussione.

La divisione del fronte populista: il terzo e ultimo errore commesso da Trump è stato l’aver diviso il fronte popolare o populista. La reiterata negazione delle violenze perpetrate dalla polizia, sia sulla popolazione bianca sia su quella di colore, ma in particolare su quest’ultima, ha consentito al Partito Democratico di avere una base popolare. Il movimento Black Lives Matter (BLM) è nato su problematiche reali ed eticamente inaccettabili, e ha contribuito a ripulire l’immagine di Biden dall’etichettatura di essere un esponente dalla sola élite. Anche questo punto per certi versi si collega al precedente ed è riconducibile all’incapacità di Donald Trump di non prendere sul personale gli attacchi politici, caratteristica che lo ha portato a non soppesare in maniera razionale gli eventi. Molti attivisti del movimento BLM avevano beneficiato delle scelte economiche della presidenza Trump e avrebbero potuto sostenere il presidente uscente se egli non si fosse intestardito nel negare un’ingiustizia evidente, alimentando uno scontro con la polizia francamente inutile.

Come si potrà notare leggendo i punti riportati, la maggior parte degli errori ricadono di fatto nel secondo punto, “L’eccessivo personalismo” del presidente Trump. Difetto che ha dimostrato anche nella sua uscita di scena con i fatti di Capitol Hill.

Da sostenitore del Partito Repubblicano americano, mi auguro che il GOP possa imparare dai suoi errori, prendendo il buono della presidenza Trump e correggendo quelli che sono stati gli errori comunicativi e di decisione dell’ultimo anno.

Pubblicato da Pietro Piccoli

Consulente aziendale presso multinazionale leader del settore tecnologico, nato a Brescia il 27 febbraio del 1990. Laureato in Economia e Politica Internazionale presso l'Università della Svizzera Italiana di Lugano e presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Coordinatore del gruppo cittadino della Lega Giovani di Brescia. Appassionato di politica, vela e calcio (tifoso del Brescia).

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