Il caos (caso) Sputnik V

“La verità è che, su Sputnik sono state fatte altre valutazioni che non hanno nulla a che vedere con quelle scientifiche”, sono le parole di Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, riportate in pompa magna da it.sputniknews.com (Sputnik Italia), uno dei tanti bastioni (piattaforme social ufficiali e non), tra i quali si annovera una frangia filorussa del Cambio (per informazioni chiedere al Direttore), che ritengono un errore ideologico dell’Europa matrigna non approvare e non usufruire delle dosi del vaccino “Sputnik” (Gam-COVID-Vac).

Certo il “Governatore” della Campania è in buona compagnia in quanto a esternazioni dei partiti politici. O meglio, non più. Erano infatti molti i colleghi, da Musumeci e Zingaretti al leader del Carroccio Matteo Salvini ed esponenti 5stelle a chiedere all’Ema celerità riguardo all’approvazione o meno del vaccino Sputnik. Già, erano. Perché tutte le lamentele e le pressioni risalgono in buona parte al “primo trimestre” di consegne dei vaccini, periodo nel quale le catene di produzione, chi più chi meno, riscontravano difficoltà a rispettare le consegne delle dosi previste nei contratti stipulati. Infatti, all’inizio del primo trimestre 2021, erano iniziati i problemi con le altre case di produzione. Come dimenticare la minaccia del fu commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, all’azienda Pfizer/BioNTech di farle causa per i ritardi nelle consegne dovute “all’adeguamento degli stabilimenti produttivi di Puurs” in Belgio? Minaccia invecchiata male: nella settimana passata l’UE ha superato la tappa delle 150 milioni di dosi somministrate. “Avremo abbastanza dosi per vaccinare il 70 per cento degli adulti dell’UE in luglio”, ha spiegato Ursula von der Leyen proprio presso lo stabilimento di Puurs, la Presidente della Commissione europea che il 9 maggio ha annunciato l’approvazione di un contratto con l’azienda Pfizer/BioNTech per 1,8 miliardi di dosi per il periodo 2021-2023. A Puurs tutto bene insomma.

Dunque con il secondo trimestre sembra che il problema della scarsità dei vaccini sia un lontano ricordo. Nello stesso periodo di siccità vaccinale ricordato prima, il 7 di marzo, proprio qui sul Cambio qualcuno invitava a “muoversi verso Oriente” per “attuare un maggior bilanciamento nelle richieste di fiale”, sul solco di quello che è stato un capolavoro comunicativo, o meglio di propaganda, da parte dei mezzi di comunicazione russi. Profili ufficiali e ufficiosi sui social media o siti come quello menzionato all’inizio, tengono in costante aggiornamento sulle notizie “positive” circa il vaccino russo. A proposito dell’articolo, si fa notare che “non sarebbe forse tuttavia altrettanto giustificabile che Paesi terzi, non produttori di vaccini ma altrettanto bisognosi di essi, imponessero barriere all’importazione a causa di ragioni politiche”, alludendo alla strategia vaccinale europea. Nel mese di febbraio l’export europeo di vaccini è di 34 milioni di dosi verso 31 Paesi in tutto il mondo (al 27 aprile se ne contano in totale 148 milioni). Per esportare bisogna produrre, chi sono questi Paesi terzi?

Negli stessi giorni le pseudo trattative con l’Europa prevedevano che il vaccino venisse prodotto in Italia, stimando l’eventuale riuscita dei processi di produzione a fine 2021, dimostrando l’incapacità russa di produrre il vaccino: “dimostra che Mosca non è in grado di produrre vaccini per la sua popolazione e ancora meno per quella europea”, dicono da Bruxelles. Sblocchiamo un altro ricordo, il Cancelliere federale dell’Austria Sebastian Kurz a fine marzo, spazientito dalle “lentezze” dell’Ema decise di scavalcare l’agenzia del farmaco europea ordinando un milione di dosi del vaccino russo. Sono bastate tre settimane a far specificare al Cancelliere austriaco che sì l’ordine era ancora valido, ma aspettando il via libera dell’Ema. Traduzione? Tanto le dosi non arrivano. Dunque, oggi, approvare o meno il vaccino in questione sarebbe irrilevante se non fosse che dalla sua approvazione potrebbe dipendere il potenziale spostamento tramite l’atteso “certificato verde digitale” della popolazione dell’Est europeo verso l’area Schengen.

Va bene i problemi di produzione, ma l’efficacia? Il 4 marzo l’Ema aveva appena avviato la rolling review (strumento regolatorio per accelerare la valutazione di un medicinale o vaccino promettenti durante un’emergenza sanitaria pubblica) del vaccino Sputnik V. Come specifica l’Ema “di norma, tutti i dati sull’efficacia, la sicurezza e la qualità di un medicinale o di un vaccino e tutta la documentazione richiesta devono essere presentati all’inizio della valutazione nell’ambito di una formale domanda di autorizzazione all’immissione in commercio”. Così non è avvenuto per il vaccino russo, che come ha ricordato il generale Figliuolo, attuale commissario straordinario per l’emergenza, ha tre motivi precisi per cui non è ancora stato approvato: “Il primo è che il dossier non è ancora completo, manca la possibilità di esame e verifica di tutte le fasi e l’azienda produttrice non ha ancora consegnato tutta la documentazione; il secondo motivo è che non esiste una rete di farmacovigilanza, ovvero l’Ema non ha le prove di osservazioni relative a eventuali eventi gravi collaterali; il terzo motivo è che l’azienda produttrice ha posticipato a dopo la prima decade di maggio, la visita ispettiva dei tecnici dell’Ema presso i siti produttivi”.

A confermare i forti dubbi c’è la decisione di Anvisa, l’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria brasiliana, che ravvisando gravi difetti ha bocciato il vaccino: mentre questo dovrebbe essere composto da virus incapace di replicarsi, al contrario, questa capacità è stata trovata in tutti i campioni brasiliani analizzati.

Come se non bastasse, il Servizio di azione esterna UE (SEAE) in un report su disinformazione e Covid denuncia che sia Russia sia Cina, attraverso il controllo dei media e canali ufficiali diplomatici, promuovono massicciamente i propri vaccini con un’azione di “disinformazione e manipolazione per minare la fiducia nei vaccini prodotti in Occidente, nelle istituzioni dell’Ue e nelle strategie di vaccinazione dell’Europa occidentale“.

Incapacità produttiva, disinformazione ed efficacia alquanto dubbia, non certo un quadro idilliaco per il vaccino che Vladimir Putin ha dichiarato qualche giorno fa “essere efficace quanto un Kalashnikov”. Sì, di plastica però.

Pubblicato da Tommaso Montini

Da Brescia, studente di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova. Diplomato presso l'Istituto Maddalena di Canossa, Liceo delle Scienze Umane.

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