BOCCONI DI STORIA: L’Impresa di Alessandria

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Il tenente di Vascello Luigi Durand De la Penne scriveva tre lettere il 10 dicembre 1941: la prima nel caso fosse stato catturato; la seconda se l’impresa fosse riuscita; la terza nell’eventualità fosse morto nel corso della missione. Il suo incarico era quello di condurre un gruppo di sei uomini contro le forze navali britanniche stanziate ad Alessandria e di affondare alcune grosse unità della flotta inglese, che si era rifugiata nel porto in seguito alla perdita di una portaerei e di una corazzata a causa dei sommergibili italiani.

De la Penne e i suoi uomini avrebbero dovuto attaccare le navi nemiche a cavalcioni di minuscoli sottomarini chiamati “maiali”, lunghi 6,70 metri e con una testa staccabile carica di 300 chili di esplosivo da incollare alla carena delle imbarcazioni inglesi.

Il 18 dicembre 1941 i tre equipaggi erano a bordo del sommergibile Scirè fuori dal porto di Alessandria: De la Penne e il suo secondo Emilio Bianchi (capo palombaro) avevano come obiettivo la corazzata Valiant; Antonio Marceglia (capitano del Genio navale) e Spartaco Schergat (palombaro) la corazzata Queen Elizabeth; Vincenzo Martellotta (capitano delle Armi navali) e Mario Marino (secondo capo palombaro) una petroliera di 16.000 tonnellate. A tutti gli uomini che parteciparono all’impresa sono oggi dedicate – o saranno presto dedicate – unità navali della Marina Militare italiana.


Il cacciatorpediniere Luigi Durand De La Penne

La fregata missilistica Antonio Marceglia

Poco prima delle 21:00 il gruppo partiva verso il faro di Ras El Tin e approfittava dell’ingresso di tre cacciatorpediniere per infiltrarsi nel porto; una volta all’interno i tre gruppi si separavano e si immergevano. Per verificare la posizione della Valiant, De la Penne si allontanava momentaneamente dal “maiale”, ma al suo ritorno Bianchi non c’era più e il sottomarino si era bloccato; il tenente fu quindi costretto a trascinare per trenta metri i 300 chili di esplosivo. Esausto e quasi sul punto di perdere i sensi, De la Penne risaliva in superficie, ma veniva individuato dalle vedette e catturato insieme a Bianchi, svenuto a causa di un guasto all’autorespiratore.

Alle 5:54 il gruppo Martellotta faceva esplodere la petroliera mentre De la Penne, dopo aver avvisato il capitano di vascello Charles Morgan del tempo rimanente allo scoppio della seconda carica, veniva rinchiuso in una cambusa della Valiant. Alle 6:06 la carica esplodeva e il tenente veniva scaraventato contro una parete, riuscendo comunque a salvarsi; alle 6:15 deflagrava l’esplosivo sulla Queen Elizabeth.

In quel momento la Regia Marina italiana aveva la supremazia nel Mediterraneo, ma gli incrociatori italiani non presero mai il mare poiché Mussolini pretese di capirne di più degli esperti, anche se le fotografie della ricognizione aerea confermavano i seri danni delle due corazzate.

De la Penne fu liberato nel 1943 dopo l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. Nel 1945 Umberto di Savoia, allora principe ereditario, stava per appuntare sul petto del tenente la medaglia d’oro al valore militare, quando si volse verso Sir Charles Morgan, capo delle Forze navali britanniche nel Mediterraneo ed ex comandante della Valiant, per invitarlo a prendere il suo posto. Grazie all’avvertimento del tenente di Vascello Luigi Durand De la Penne, nessuno dei 1700 uomini della Valiant perse la vita quel giorno.

Pubblicato da Pietro Poli

Da Brescia, nato il 27 agosto 1998. Diplomato presso l'Istituto di Istruzione Superiore "Tartaglia-Olivieri", da sempre appassionato di Storia.

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