Il problema della lingua unna

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Gli Unni furono fra i protagonisti assoluti della Tarda Antichità e, insieme al loro capo Attila, entrarono nella leggenda, tanto che ancora oggi è celeberrima la ferocia e abilità in combattimento di questo popolo nomade il quale, intorno alla prima metà del V secolo d.C., fece il bello il cattivo tempo all’interno del panorama politico europeo. Nonostante la rilevanza storica del cosiddetto Impero unno e la relativa abbondanza di notizie che abbiamo su questa popolazione non è ancora stata risolta un’incognita fondamentale riguardo a essi: che lingua parlavano?

Chiedersi che idioma essi parlassero è una domanda tutt’altro che oziosa. I pochissimi frammenti che possediamo di questa lingua non ci permettono, naturalmente, di ricostruirla in toto, ma, d’altro canto, capire a che famiglia linguistica appartenga la lingua degli Unni potrebbe aiutare, almeno in parte, gli storici a chiarificare il problema concernente l’origine e geografica e culturale di questo popolo.

I problemi che sussistono al riguardo sono numerosi e proveremo a riassumerli brevemente. Innanzitutto la lingua di per sé si estinse completamente entro e non oltre il VI secolo, quando ormai la potenza unna era stata definitivamente distrutta. Attualmente in Europa non vi è dunque alcuna lingua direttamente derivata dall’unno e, di conseguenza, gli unici indizi su cui ci si può basare per tentare la classificazione di tale idioma sono quelli forniti dalle fonti storiche.

Esse, a dire il vero, sono di una scarsezza quasi desolante: nessuna fonte diretta e pochissime fonti indirette. Ciò non sorprende considerando la natura nomadica di queste popolazioni: essi difficilmente entrarono in contatto con civiltà dotate di un sistema di scrittura prima di arrivare nel Vecchio Continente e, allo stesso tempo, la relativa brevità dell’Impero unno in Europa e la strutturazione interna di questo (una confederazione multietnica di tribù guerriere) non favorirono di certo la messa per iscritto della lingua dell’etnia dominante in documenti conservabili fino ai giorni nostri.

Gli storici Prisco e Giordano riportano i tre vocaboli medos (bevanda probabilmente a base di miele), kamos (bevanda a base di orzo) e strava (banchetto funebre). Dei tre i primi due sono, con ogni probabilità, prestiti dalle lingue germaniche o da quelle iraniche, mentre il terzo sembra, fuor di ogni dubbio, una parola di origine slava probabilmente mal interpretata da Giordano nel suo De origine actibusque Getarum.

A questo punto gli unici altri indizi su cui si può tentare di abbozzare una qualsivoglia ipotesi, al fine di collegare l’unno a una qualche famiglia linguistica, sono i nomi di persona (antroponimi), presenti in maniera abbastanza consistente nelle fonti dell’epoca (facendo riferimento a capi o ad altri uomini di potere all’interno delle gerarchie unne). Va tuttavia ricordato che, in generale, il fare comparazione linguistica basandosi su antroponimi ha i suoi rischi dal punto di vista scientifico: non è infatti scontato che dal punto di vista etimologico un antroponimo sia formato mediante lessemi della lingua parlata dall’etnia a cui l’individuo appartiene. Oggigiorno una persona può chiamarsi Kevin senza per forza essere di origine celtica per esempio.

Per quanto riguarda il caso degli Unni, dunque, almeno all’inizio sembrava ci potessero essere buone possibilità di legare la loro parlata a una qualche famiglia linguistica basandosi sui nomi di persona. Tuttavia oltre un secolo di discussioni non ha dato alcun risultato soddisfacente e definitivo al riguardo. Alcuni legano l’unno alle lingue uraliche (e.g. ungherese e finlandese), altri alle cosiddette lingue ienisseiane (attualmente parlate da una ventina di persone nel bacino del fiume Enisej nella Siberia Centrale), mentre molti asseriscono che gli Unni parlassero una lingua turca, ma anche in questo caso i dubbi sono più delle certezze.

In un caso come quello della lingua unna, pertanto, la soluzione più onesta è quella di non sbilanciarsi: gli indizi che possediamo sono veramente pochi e spesso contraddittori fra di loro. Allo stato attuale delle cose non vi è una soluzione chiara ed evidente, ma solo una lunga lista di ipotesi che dal possibile raramente lambiscono il probabile. Il problema resta, almeno per ora, irrisolvibile e quasi certamente lo rimarrà, visto che è abbastanza inverosimile che in futuro possano emergere nuovi elementi che finalmente diano una testimonianza significativa di questa lingua.

Pubblicato da Carlo Maria Pertica

CARLO MARIA PERTICA Studente magistrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, baccalaureato in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e diplomato presso il Liceo Classico Statale Arnaldo da Brescia.

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