It’s Coming Rome

È successo. È tutto vero. L’Italia è campione d’Europa per la seconda volta nella sua storia dopo avere battuto l’Inghilterra 4-3 ai rigori (1-1 dopo i tempi regolamentari e supplementari) a Wembley davanti a 60mila tifosi inglesi che da giorni si preparavano a festeggiare la vittoria del titolo al coro di “It’s coming home”, con tanto di investitura ufficiale arrivata da parte della famiglia reale e del primo ministro Boris Johnson, impaziente di rivendicare anche su un campo da calcio il successo personale della Brexit.

Un percorso speciale quello degli Azzurri in questo Campionato europeo, iniziato l’11 giugno scorso nella partita inaugurale del torneo con la vittoria per 3-0 a Roma contro la Turchia, continuato poi con un secondo sonoro 3-0 rifilato alla Svizzera e un 1-0 al Galles nell’ultima partita del girone. Tre partite che hanno iniziato a creare speranze e aspettative nei cuori dei tifosi italiani, che dopo anni di sofferenze e delusioni, culminate con la non qualificazione ai mondiali di Russia 2018, hanno finalmente potuto ammirare una Nazionale giocare un calcio propositivo, verticale e a tratti spettacolare, con tanti interpreti differenti in grado di ergersi a protagonisti di partita in partita.

Il cammino degli Azzurri ha iniziato a complicarsi agli ottavi di finale quando a Wembley la squadra di Roberto Mancini ha sorprendentemente dovuto sudare sette camice per avere la meglio su una agguerrita Austria, domata 2-1 solo dopo i tempi supplementari grazie alle reti dei subentrati Federico Chiesa e Matteo Pessina.

Superato l’ostacolo austriaco l’Italia è volata a Monaco di Baviera per affrontare all’Allianz Arena una delle squadre favorite per la vittoria finale, ovvero il Belgio di Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne. Gli Azzurri, grazie a un primo tempo eccezionale, nel quale sono tornati a deliziare gli occhi dei tifosi con il calcio espresso nelle partite del girone, si sono guadagnati il pass per le final four di Londra, conquistando il successo per 2-1 targato Nicolò Barella e Lorenzo Insigne, autori di due reti spettacolari, prima del rigore generoso concesso ai “Diavoli Rossi” a fine primo tempo e realizzato da Lukaku. Unico tasto dolente, a rovinare una grandissima impresa, è stato il grave infortunio di Leonardo Spinazzola. Nel finale di partita la rottura del tendine d’Achille ha impedito a “Spina”, grande protagonista fino a quel momento, di arrivare fino alla fine del percorso e ha tolto una freccia importante dalla faretra di Roberto Mancini.

In semifinale, per la prima volta dopo anni favoriti con la Spagna, i nostri ragazzi hanno dovuto stringere i denti e soffrire contro un avversario che sul campo si è dimostrato di maggior qualità. Nonostante il gol del vantaggio firmato da Chiesa al 60°, a dieci minuti dal termine dei tempi regolamentari è arrivato il pareggio meritato della Spagna con Alvaro Morata, che sembrava destinato a ribaltare definitivamente l’esito della partita. Arrivati ai rigori a fare la differenza sono stati però i maggiori nervi saldi degli Azzurri che, davanti davanti 30mila tifosi italiani, si sono conquistati la possibilità di tornare a Wembley per giocarsi l’atto conclusivo della manifestazione.

Arriviamo dunque a ieri sera, una finale che tutta Italia aspettava da 15 anni, dopo il successo del Mondiale in Germania nel 2006. Un’attesa ancora più lunga per i nostri avversari, che non giocavano una finale con la nazionale dal 1966, quando proprio a Londra conquistarono la coppa del Mondo contro la Germania grazie ad un episodio tutt’oggi molto controverso.

Il palcoscenico di Wembley, ieri, 11 luglio 2021, era quello dei sogni: 70mila spettatori, di cui oltre 60mila inglesi, tutti fin troppo sicuri del successo finale dell’Inghilterra. Settemila coraggiosi tifosi italiani, di cui la maggior parte residenti nel Regno Unito, si sono radunati nel mitico stadio londinese per supportare la propria Nazionale, pronti a sfidare le avversità di una partita storica.

Dopo la cerimonia di chiusura della competizione, la presentazione del trofeo e gli inni nazionali, la sfida ha inizio. La partenza è traumatica per l’Italia, che dopo meno di due minuti va sotto per il gol a freddo di Luke Shaw, bravo a concludere in rete una bella azione corale in ripartenza degli inglesi. Il pubblico di casa esplode di gioia e nel mitico Wembley risuona per tutto il primo tempo il coro “Football is coming home”. I nostri ragazzi sembrano contratti, i pochi spazi concessi dall’Inghilterra non permettono agli azzurri di proporre il proprio calcio e all’intervallo si torna negli spogliatoi sotto di un gol. Davanti alle televisioni di tutto lo Stivale, 60 milioni di C.T. provano a immaginare come dare una svolta alla partita, ipotizzando sostituzioni e cambi di modulo.

La soluzione, per fortuna, la trova Mancini che inserendo Berardi al posto di Immobile e spostando Insigne da falso nueve permette a Chiesa di spostarsi sulla fascia sinistra, concedendogli la possibilità di rientrare all’interno del campo e calciare in porta con il piede forte. Insigne, nell’inedito ruolo di centravanti mette in crisi i due centrali difensivi inglesi, che perdono le misure nelle marcature e concedono spazi centralmente. Dopo aver sfiorato due volte il pareggio, il gol dell’1-1 lo trova Leonardo Bonucci dopo una mischia in area e un clamoroso palo colpito da Verratti. La gioia di un intero Paese e dei 7mila a Wembley esplode, mentre in tutta l’Inghilterra cala un gelo profondo. L’inerzia della partita è definitivamente cambiata ma gli Azzurri non riescono a trovare il colpo del 2-1. Si va dunque ai supplementari, con la tensione sempre più palpabile e misurabile anche dalle espressioni inquadrate in tribuna autorità. Per gli inglesi la Famiglia Reale composta dal principe William, Kate e il figlio George, per gli italiani il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Come con la Spagna i 30 minuti di extra time non sono sufficienti per decretare il vincitore, cosicché la partita viene decisa ai calci di rigore, proprio come successo nel Mondiale del 2006.

Sotto la curva dei tifosi inglesi parte la lotteria. Il primo a calciare è Berardi che spiazza Pickford. Harry Kane trova il punto del pareggio battendo Donnarumma. Il dramma cala in tutta Italia all’errore di Belotti, il cui tiro viene facilmente respinto dal portiere inglese. Maguire mette sotto il sette il rigore che porta avanti i suoi. Da qui in poi non si può più sbagliare. Bonucci è freddo e ci tiene a galla. Rashford, entrato al 120° minuto solo per calciare il rigore, centra il palo dopo aver spiazzato Donnarumma e fa risorgere un intero Paese. Bernardeschi segna il suo rigore, mentre Gigio respinge quello di Sancho, anche lui come Rashford entrato proprio per tirare dal dischetto. Jorginho, come con la Spagna, ha sul piede la possibilità di regalare la coppa all’Italia, ma fallisce clamorosamente l’occasione facendosi respingere sul palo il rigore da Pickford. Match point fallito e tutto viene rimesso nel rigore inglese di Bukayo Saka. La parola fine di questo magnifico percorso durato un mese viene siglata da Donnarumma che para il rigore e regala l’Europeo a un’intera Nazione dopo 53 anni d’attesa, vendicando così anche la sconfitta di Matteo Berrettini arrivata nel pomeriggio a Wimbledon, a soli 18 km di distanza da Wembley, dopo una battaglia di 4 set contro il numero uno al mondo Novak Đoković.

Per le case prima e per le strade poi di tutta Italia le bandiere tricolori si ergono a protagoniste della nottata. A Wembley i tifosi inglesi, che già alzavano la coppa sugli spalti all’intervallo, svuotano lo stadio in men che non si dica, lasciando il proscenio ai soli Azzurri, con capitan Chiellini che alza orgogliosamente al cielo quella coppa tanto desiderata e tanto attesa, perché questo è il successo di un intero popolo, di un Paese che ha sofferto fortemente nell’ultimo anno e mezzo e che ora vuole rialzarsi per prendersi le proprie rivincite. Perché questo è il trionfo di tutti noi, di tutti gli italiani che in Italia e all’estero portano in alto il tricolore, l’orgoglio di un’intera Nazione, che nonostante i mille difetti, rimarrà sempre unica e speciale.

Perciò grazie mister Mancini. Grazie a te e ai tuoi 26 ragazzi, che in questo mese ci avete fatto vivere un sogno e che per questo vi siete meritati un bel 10 in pagella. Grazie per aver reso un’altra volta indimenticabile l’11 luglio. Nel 1982 festeggiavamo il terzo titolo di campioni del mondo. Ieri, 11 luglio 2021, abbiamo festeggiato il secondo titolo di campioni d’Europa, andando a vincere in casa dei nostri avversari, dando un segnale a tutti: l’Italia è tornata, it’s coming Rome.

Pubblicato da Stefano Bonelli

Studente di Scienze della Comunicazione presso l'Università di Verona. Diplomato al Liceo Classico Arnaldo di Brescia. Nato il 12 gennaio a Brescia. Appassionato di sport, del quale scrivo per diverse testate online.

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