L’Armenia al voto

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Torniamo oggi, seppure in ritardo, a parlare delle vicende politiche verificatesi in Armenia negli ultimi mesi. Nel nostro ultimo articolo avevamo discusso di come fra febbraio e marzo di quest’anno le piazze dell’intera Nazione, e in particolare quelle della capitale Erevan, erano state scosse da numerose manifestazioni le quali da una parte chiedevano le dimissioni del premier in carica Nikol P‘ashinyan, mentre dall’altra ne sostenevano l’operato. Queste divisioni erano state l’ovvia conseguenza dell’armistizio da lui firmato con la Repubblica dell’Azerbaigian nel novembre 2020, il quale, con la mediazione di Mosca, aveva posto fine alla Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh.

Già in quell’articolo avevamo parlato di come le dimissioni del Premier fossero un’opzione più che probabile vista la posizione precaria di costui nei primi mesi del 2021 ed esse sono infatti arrivate il 25 di aprile, mentre il 10 maggio la settima Assemblea Nazionale si è sciolta, in attesa delle elezioni fissate per il 20 di giugno.

La campagna politica che ha preceduto la tornata elettorale, nonostante i toni decisamente accesi, non ha comunque raggiunto i livelli dei disordini verificatisi a inizio marzo. I due partiti protagonisti sono stati, come d’altronde ci si aspettava fin dall’inizio, Contratto Nazionale di P‘ashinyan (il quale ha partecipato indipendentemente alle elezioni, senza gli storici alleati liberalisti del Partito della Missione) e Alleanza Armenia, partito nazionalista e russofilo guidato invece da Robert K‘och‘aryan, ex-Presidente e della Repubblica di Armenia e della repubblica dell’Arts‘akh (Nagorno-Karabakh). Per quanto riguarda i sondaggi fatti durante la primavera passata, essi in generale hanno sempre dato P‘ashinyan in vantaggio rispetto all’avversario, ma senza margini eccessivamente rilevanti.

I risultati delle elezioni sono stati, invece, una vittoria schiacciante del Contratto Civile, il quale ha ottenuto 71 seggi su 107, mentre Alleanza Armenia ne ha ottenuti solamente 29 (la terza e ultima forza politica che è riuscita superare la soglia di sbarramento è stata l’alleanza di centrosinistra “Ho Onore”, 7 seggi).

Varie sono state le reazioni in seguito a questi risultati, anche se le più divisive sono certo state quelle del candidato premier sconfitto, K‘och‘aryan, che ha denunciato brogli elettorali in tutto il Paese, i quali, almeno a suo dire, avrebbero inficiato in modo drastico il risultato di queste elezioni.

A oggi queste accuse sono al vaglio della Corte Costituzionale, anche se per ora non sembrano esserci prove rilevanti a favore di esse. La sconfitta di Alleanza Armenia sembra, invece, essere stata piuttosto causata dal fatto che le aree rurali siano state poco frequentate da essi durante la campagna elettorale ed è stata proprio la schiacciante maggioranza di voti di Contratto Nazionale nelle città e aree al di fuori della capitale ad aver consegnato un tale trionfo al Premier Nikol P‘ashinyan.

Pubblicato da Carlo Maria Pertica

CARLO MARIA PERTICA Studente magistrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, baccalaureato in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e diplomato presso il Liceo Classico Statale Arnaldo da Brescia.

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