I cieli di Taiwan

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La Cina torna a fare parlare di sé, come sempre più spesso accade. È ora che il Drago si prenda definitivamente la scena del mondo. La Cina moderna, la Cina comunista, sin dalla sua nascita nel 1949 ha vissuto in qualche modo nell’ombra. Durante la Guerra Fredda all’ombra dell’Unione Sovietica, ingombrante vicina e vera guida del comunismo mondiale. Dopo la caduta dell’U.R.S.S. e la fine della Guerra Fredda all’ombra degli Stati Uniti d’America, unica Superpotenza mondiale nel nuovo sistema unipolare. Tuttavia, la Cina, Paese dalla storia millenaria e da sempre abituato a essere il primo al mondo nelle arti, nella filosofia, nella scienza, nella strategia militare, non si è mai rassegnata ad accettare la posizione di “seconda”.

La guerra civile cinese, vinta dai comunisti guidati da Mao Zedong contro le forze nazionaliste del Guomindang della Repubblica di Cina di Chiang Kai-shek, consegnò il controllo dell’immenso territorio continentale che oggi è la Repubblica Popolare Cinese ai comunisti. Il governo nazionalista, riconosciuto dai Paesi occidentali membri ONU guidati dagli Stati Uniti come unico e legittimo rappresentante del popolo cinese, fu costretto in esilio sull’isola di Formosa – o Taiwan. La svolta più importante nelle relazioni internazionali della Cina avvenne il 25 ottobre del 1971 quando, soprattutto grazie al cambio di rotta statunitense, con la Risoluzione 2758 l’Assemblea Generale dell’ONU decise di riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Alla RPC fu quindi assegnato il seggio permanente del Consiglio di Sicurezza fino ad allora occupato dalla Repubblica di Taiwan, che è oggi riconosciuta solo da 14 Stati membri dell’ONU e dalla Santa Sede. La Repubblica Popolare Cinese si considera la vera Cina, e ha sempre visto Taiwan come una parte del proprio territorio nazionale in mano a secessionisti da riunificare a tutti i costi. Tuttavia, la RPC non ha mai avuto la forza di conquistare l’isola in modo militare.

Nel corso del mese di ottobre la RPC sembra avere preso vigore e fiducia nei propri mezzi militari. Le provocazioni si sono fatte molto più frequenti che nel passato, anche recente. Dal primo di ottobre, giorno di grande festa perché si commemora l’anniversario di fondazione della Repubblica Popolare Cinese, l’Aeronautica dell’Esercito Popolare di Liberazione ha inviato decine e decine di aerei a Est, a sorvolare il mare. Nel corso di soli tre giorni 156 velivoli, tra i quali aerei da caccia e bombardieri, hanno sorvolato la zona di identificazione di difesa aerea – lo spazio entro il quale ogni apparecchio deve identificarsi per non essere considerato ostile, pena l’abbattimento da parte delle forze di difesa aerea – di Taiwan.

Questo sorvolo, per quanto in apparenza innocuo, è una vera manifestazione di forza. La Repubblica Popolare Cinese sta chiaramente dicendo a tutto il mondo, ma in particolare a Taiwan e agli Stati Uniti, che è pronta a prendersi l’isola che le spetta di diritto, o quantomeno sarà pronta molto presto. Lo sta dicendo in modo militare, flettendo i muscoli, mostrando quello che davvero ha e che è disposta a usare. A parole, per bocca dei suoi Presidenti, ha sempre promesso che la conquista dell’isola fosse solo una questione di tempo. L’annuncio del presidente Xi Jinping di pochi giorni fa va ancora in questa direzione. Xi ha definito Taiwan una “questione interna” della RPC e ha rimarcato che “l’unificazione completa del Paese ci sarà”, minacciando, neanche troppo velatamente, tutti coloro che volessero a opporsi.

L’impressionante crescita economica della Repubblica Popolare Cinese negli ultimi tre decenni e la conseguente e altrettanto impressionante crescita della sua macchina militare, l’Esercito Popolare di Liberazione, permettono a Xi Jinping di parlare in questo modo a ragion veduta. La Cina è dotata di armi nucleari dal 1964 e, insieme alla Russia e agli Stati Uniti, è uno dei tre Paesi al mondo dotati di una triade nucleare completa. I piani di ammodernamento, ricerca e sviluppo in ambito militare riguardano principalmente la Marina, già la più grande del mondo ma che punta a essere la più forte superando la quasi onnipotente United States Navy.

Come si evolverà la situazione è lontano dall’essere chiaro. La RPC potrebbe invadere Taiwan in un futuro molto prossimo – secondo la previsione di un politico ed ex generale taiwanese entro l’anno 2025. Gli Stati Uniti, unico vero rivale della Cina comunista nel mondo di oggi, saranno sicuramente coinvolti, anche alla luce del recentissimo accordo concluso con l’Australia per la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare che ha tanto destato scalpore in ambito internazionale. Un manipolo di truppe speciali e di Marine statunitensi è presente sull’isola per addestrarne le forze armate a rispondere a un attacco cinese. È però difficile che, in caso la temuta invasione avvenisse davvero, gli Stati Uniti si accontentino di fornire un supporto così misero all’isola del Pacifico. Taiwan di fatto frena la Cina comunista dal diventare la prima Potenza mondiale anche in ambito militare, oltre che in ambito economico, vista la sua posizione geografica, ma non solo. L’esistenza stessa di uno pseudo-Stato a Taiwan è una costante spina nel fianco della RPC, incapace di completare l’agognata unità territoriale.

Noi crediamo che sarà guerra, e sarà guerra aperta tra la gigantesca potenza della Cina comunista e la piccola ma tenace Taiwan. Gli Stati Uniti saranno ovviamente costretti a prendere le parti di Taiwan, e sia che decidessero di farsi coinvolgere in un conflitto aperto sia che decidessero di restare a osservare lo svolgimento degli avvenimenti a Oriente comodamente affacciati dalle loro portaerei nucleari, lo scontro Cina-Taiwan darà nuova forma alla regione asiatica orientale e all’intero ordine internazionale.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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