BOCCONI DI STORIA: L’odissea della Flotta del Mar Baltico

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All’inizio del XX secolo, Giappone e Russia cercavano di espandere i propri imperi in Corea e in Manciuria. Le inevitabili ostilità tra le due Potenze scoppiarono l’8 febbraio 1904 con un attacco a sorpresa giapponese alla base navale russa di Porto Arthur (nell’attuale Cina) che costrinse la flotta russa dell’Estremo Oriente a rifugiarsi a Vladivostok.

Dopo l’attacco a Porto Arthur, lo zar Nicola II decise di inviare quarantacinque navi della Flotta del Mar Baltico per affondare la flotta giapponese. Un viaggio di quasi 29mila chilometri che potrebbe risultare piuttosto comico, se non fosse che diverse migliaia di uomini morirono nel corso della spedizione.

Un’impresa di così grande portata include anche molti problemi logistici, il primo tra i quali il rifornimento della flotta. A differenza della Gran Bretagna, la Russia non aveva basi in tutto il mondo e dei trattati internazionali le impedivano di utilizzare i porti di altre potenze straniere amiche. Si decise quindi che i mercantili della linea tedesca Amburgo-America avrebbero rifornito le navi in mare. Un secondo problema, non solo russo, era che in quel periodo molte navi erano una bizzarra miscela di diversi esperimenti dell’architettura navale, che spesso rendevano le imbarcazioni troppo pesanti e instabili. Alcune corazzate della Flotta del Mar Baltico erano in sovrappeso di quasi 1500 tonnellate.

Un ulteriore problema era l’incompetenza dei marinai, la maggior parte dei quali erano contadini che non provenivano dalle zone costiere della Russia e che, di conseguenza, non avevano nessuna esperienza di navigazione. Inoltre, i porti del Nord sono bloccati per mesi dal ghiaccio, il che rendeva ancora più scarso il tempo per il loro addestramento.

Il 16 ottobre 1904 la flotta salpò da Libau (odierna Lettonia), dimostrando fin dall’inizio le scarse possibilità di riuscita della spedizione. La nave ammiraglia si arenò poco dopo la partenza e un incrociatore perse la catena dell’ancora. In più, mentre il naviglio aspettava che l’ammiraglia tornasse a galla e l’incrociatore recuperasse l’ancora, un cacciatorpediniere speronò accidentalmente la corazzata “Osljabja” e dovette ripiegare a Tallin per le riparazioni.

Raggiunta la Danimarca, l’equipaggio iniziò già a dimostrare una forte isteria e iniziarono a girare voci che dei torpedinieri giapponesi erano nascosti al largo delle coste danesi. Quando due pescatori si avvicinarono alla flotta, i russi aprirono il fuoco. A causa del terribile stato in cui versava l’artiglieria navale russa i due uomini ne uscirono illesi e riuscirono a consegnare dei dispacci inviati dallo Zar a Rožestvenskij, il comandante della flotta.

Raggiunto il mare del Nord, i russi avvistarono una flotta di pescherecci. Identificandoli erroneamente per torpedinieri giapponesi, le navi russe aprirono il fuoco, causando quasi la guerra tra Russia e Gran Bretagna. Fortunatamente per i pescherecci britannici i danni subiti furono minimi. La corazzata “Orёl” aveva sparato oltre 500 cariche senza colpire nulla. Navigando verso Dakar (Senegal) per il primo rifornimento, la flotta tranciò un cavo del telegrafo a Tangeri (Marocco) impedendo le comunicazioni della città con l’Europa per quattro giorni. Per risollevare il morale degli uomini, l’ammiraglio Rožestvenskij permise delle visite a terra durante le quali i marinai portarono animali esotici sulla nave, tra cui un coccodrillo e un serpente velenoso che morse un ufficiale.

In Madagascar la situazione peggiorò ulteriormente. L’ammiraglio Rožestvenskij fu gravemente malato e rimase confinato in cabina per due settimane. Gli equipaggi trascorrevano sempre più tempo a terra e c’erano morti quotidiane a causa della malaria, della dissenteria e del tifo. Durante il funerale di uno dei suoi morti, la “Kamčatka” sparò a salve; purtroppo fu usata una vera carica d’artiglieria che colpì l’incrociatore “Aurora”. Gli uomini erano spesso ubriachi e drogati, compresi gli ufficiali. Uno di loro aveva comprato 2000 sigarette in Madagascar, che erano state trovate piene di oppio.

Dopo tutti i proiettili usati nelle “battaglie” contro i pescherecci, la flotta necessitava di munizioni. Arrivò dunque la nave di rifornimento “Irtyš” che, con grande sorpresa di tutti, trasportava 12 mila paia di stivali foderati di pelliccia e lo stesso numero di cappotti, ideali per l’Africa equatoriale dove si trovava la flotta in quel momento.

La spedizione riprese il suo viaggio attraversando l’Oceano Indiano arrivando in Indocina. Il naviglio si diresse quindi verso Vladivostok, ma fu intercettato dai giapponesi. Il risultato fu la battaglia di Tsushima, svoltasi dal 27 al 29 maggio 1905. I giapponesi ottennero una vittoria schiacciante affondando otto corazzate, nove incrociatori e diverse altre navi, uccidendo 4000 marinai russi e facendone 7300 prigionieri. Al contrario, le perdite giapponesi ammontarono a 3 torpedinieri, 116 morti e 530 feriti.

Il Giappone divenne la prima Nazione orientale a sconfiggere una potenza europea. Nel Trattato di Portsmouth, firmato il 5 settembre 1905, la Russia dovette rinunciare alle basi navali di Porto Arthur e di Liaoyang in Cina, perse la parte meridionale dell’isola di Sachalin e la Manciuria e dovette riconoscere la Corea come parte della sfera di influenza giapponese.

Pubblicato da Pietro Poli

Da Brescia, nato il 27 agosto 1998. Diplomato presso l'Istituto di Istruzione Superiore "Tartaglia-Olivieri", da sempre appassionato di Storia.

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