Spazio: l’ultima frontiera

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Probabilmente tutti ricordiamo la notizia, nel 2019, della creazione della United States Space Force (Forza Spaziale degli Stati Uniti), una forza armata con il compito di salvaguardare tutte le operazioni e le infrastrutture spaziali statunitensi, voluta dall’allora presidente americano Donald Trump.

Probabilmente quella notizia ci ha strappato un sorriso, sembrando l’ennesima decisione discutibile di Trump. Con la creazione di forze armate spaziali si apriva la possibilità di guerre spaziali, e le guerre spaziali esistono solo nei film di fantascienza.

Ma è proprio così?

In realtà a partire dal 2020 gli Stati protagonisti dello spazio (su tutti Stati Uniti, Cina e Russia) hanno cominciato a pensare a nuove soluzioni per rendere i propri veicoli meno vulnerabili a eventuali attacchi stranieri. Tutto è iniziato a metà gennaio del 2020, quando gli USA hanno pubblicamente riconosciuto una possibile minaccia ai danni di uno dei loro satelliti: lo Usa-245. Il comandante della U.S. Space Force, il generale John W. Raymond, ha dichiarato che due veicoli spaziali russi stavano seguendo il satellite statunitense, dal valore di svariati miliardi di dollari, a una distanza costante di circa 100 miglia (poco meno di 200 km) che, in quella fascia orbitale a 640 km di distanza dalla Terra, è davvero minima.

Mosca, dal canto suo, si è difesa affermando che i due veicoli stavano semplicemente eseguendo delle manovre di ispezione, ma il generale Raymond ha definito l’attività dei satelliti russi come “insolita e inquietante”, sottolineando che a quella distanza è impossibile distinguere manovre di ispezione da quelle che potrebbero precedere un attacco. Successivamente, a metà aprile 2020, la Russia ha condotto un test per un’arma antisatellite con un missile lanciato direttamente dalla Terra il quale, dopo aver attraversato l’atmosfera senza colpire alcun bersaglio, è atterrato nel mare di Laptev. Infine, il 25 luglio 2020, uno dei due veicoli russi di cui sopra ha rilasciato nell’atmosfera un oggetto di piccole dimensioni non identificato; sia i militari statunitensi sia quelli britannici l’hanno riconosciuto come un’arma, forse un proiettile. La Federazione Russa non ha confermato questa ipotesi ma, anche se lo avesse fatto, poco sarebbe cambiato.

Con le sue manovre, seppur minacciose e provocatorie, la Russia non ha di fatto violato alcuna norma. Non esiste un trattato internazionale specifico che regoli le relazioni interstatali nello spazio extraterrestre. O meglio: esiste ma risale al 1967. Si tratta del Trattato sullo spazio extra-atmosferico, redatto in un contesto molto più semplice di quello odierno, con tecnologie meno avanzate e in un clima di guerra fredda in cui il bipolarismo si rifletteva anche al di là dell’atmosfera. Oggi non ci sono solo USA e Russia; sempre più Stati stanno guadagnando “terreno” nel campo spaziale e sarebbe necessario rivedere la normativa per evitare lo scoppio di un conflitto e la messa in atto di comportamenti ostili che non possono essere sanzionati.

Negli ultimi anni diversi Paesi oltre agli USA hanno sviluppato i loro programmi militari spaziali: ovviamente Russia e Cina, ma anche India, Iran, Francia, Israele e Corea del Nord. Questa corsa agli armamenti spaziali, se non verrà regolamentata, non potrà che essere il preludio di futuri scontri. Non dobbiamo certo immaginare le guerre spaziali che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Basterebbe infatti poco per scatenare un conflitto: sarebbe sufficiente bloccare le trasmissioni satellitari o alterare i segnali emessi dallo spazio che regolano la nostra vita quotidiana sulla terraferma. In ogni caso, seppur non spettacolari, avrebbero delle ricadute catastrofiche sulla vita di tutti i giorni.

Per evitare questo scenario è necessaria la stipula di un nuovo trattato che comprenda e regolamenti ogni possibile eventualità che possa presentarsi nello spazio. Ciononostante, Mike Hoversten, il primo consigliere per il diritto spaziale, internazionale e per le operazioni militari presso il comando statunitense ha ammesso che a suo parere, affinché la comunità internazionale decida di avviare le procedure per un nuovo trattato, “dovrà esserci un evento significativo”. E come la Storia insegna, gli eventi significativi sono di solito sinonimo di guerra o conflitti.

Allora, forse, la decisione statunitense di creare una forza armata spaziale non era poi così utopistica.

Pubblicato da Silvia Anselmi

Dottoressa in Scienze linguistiche per le relazioni internazionali. Attualmente studentessa magistrale di Relazioni internazionali comparate presso l'Università Ca' Foscari a Venezia. Nata a Varese il 17 luglio 1998. Appassionata di tutto ciò che si cela dietro alle relazioni interstatali e al mondo del diritto internazionale. I miei maggiori interessi sono i diritti umani e la protezione dell'ambiente.

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