Il Presidente Sargsyan si dimette

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È notizia di domenica scorsa, il 23 di gennaio, che il Presidente della Repubblica di Armenia, Armen Sargsyan, ha rassegnato le proprie dimissioni. Eletto nel 2018 avrebbe dovuto concludere il proprio mandato nell’anno 2025, secondo la Costituzione armena, eppure egli ha deciso di rinunciare alla sua carica, spiegando tramite un comunicato le sue motivazioni. A sostituirlo sarà, dunque, Alen Simonyan, attuale Presidente dell’Assemblea Nazionale, il quale, appena ciò sarà possibile, presterà giuramento, divenendo dunque il quinto Presidente della Repubblica di Armenia.

Sargsyan ha affermato che questa sua decisione è maturata sia in seguito alla constatazione di quanto poco possa influire la carica presidenziale sulle decisioni politiche del Paese, sia a causa di numerose speculazioni sulla sua persona e sulla sua famiglia, le quali avrebbero influito pesantemente sulla sua salute.

Che in questi ultimi quattro anni la posizione del Presidente Sargsyan sia stata assolutamente insolita e, oserei dire, a tratti quasi anomala, è fuor di dubbio. Tutto parte dal referendum del 2015 (il cui regolare svolgimento è perlomeno contestabile), il quale sancì il passaggio dell’Armenia da repubblica presidenziale a repubblica parlamentare. È ormai chiaro come in quell’occasione il Partito Repubblicano di Armenia (HHK: Hayastani Hanrapetakan Kowsakts‘owt‘ywn), che aveva mantenuto il potere fin dallo scioglimento dell’Unione Sovietica, aveva orchestrato il tutto nella speranza di permettere al proprio leader, Serzh Sargsyan (non parente di Armen Sargsyan), di rimanere al potere pur avendo esaurito i due mandati disponibili come Presidente della Repubblica. Nelle elezioni del 2018 Serzh Sargsyan era stato dunque appuntato come Primo Ministro, mentre la carica di Presidente, ormai svuotata di ogni potere, era stata affidata ad Armen Sargsyan, celebre accademico (creatore di Wordtris, uno spinoff di Tetris), ambasciatore presso il Regno Unito e l’Unione Europea, ma soprattutto un fedelissimo del partito.

La rivoluzione di velluto del 2018, tuttavia, portò alla caduta di Serzh Sargsyan e dell’HKK. Nonostante questo sconvolgimento politico, Armen Sargsyan è rimasto in carica per gli ultimi quattro anni svolgendo, a tutti gli effetti, un ruolo più simbolico che effettivamente politico.

Se le sue dimissioni non sono, dunque, una sorpresa, resta comunque un dubbio: perché ha deciso di dimettersi proprio in questo momento e non quattro anni fa al crollo del suo partito o l’anno scorso dopo la seconda guerra del Nagorno-Karabakh e gli eventi a essa conseguiti?

Forse la risposta potrebbe essere legata a un reportage dell’HETQ, testata investigativa online in lingua armena, che avrebbe cominciato a indagare su una possibile incostituzionalità della sua elezione del 2018, dal momento che, già all’epoca, egli era cittadino non solo della Repubblica di Armenia, ma anche di Saint Kitts and Nevis. Sempre secondo l’HETQ, Sargsyan avrebbe annunciato le sue dimissioni dall’estero, mentre i servizi segreti armeni avrebbero dato avvio a un indagine per verificare le accuse mossegli.

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