La vergogna

Profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole: sentire, avere, provare v. di qualche cosa; ho v. di mio padre; anche con riferimento alle manifestazioni esteriori, spec. il rossore, causate da tale turbamento: arrossire di v.; E di trista vergogna si dipinse (Dante).

Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana

Vergognarsi per ciò che da più di due settimane sta accadendo in Ucraina è il minimo che l’opinione pubblica e la classe politica dovrebbe fare.

Questo non accade, perché?

La risposta è abbastanza banale, c’è un grande cattivo in tutto questo. Vladimir Putin, l’imperatore di tutte le Russie, è il perfetto capro espiatorio per tutte le nostre colpe. Non c’è alcun bisogno di sindacare le proprie azioni passate, presenti e molto probabilmente future, nel momento in cui si possono fare le marce con le bandiere arcobaleno e si può dileggiare come dei bravi giullari il Presidente della Federazione Russa.

Perché riflettere quando si può ridere?

La nostra ricca, educata, istruita, solidale e umana società non deve tangere temi sporchi come la guerra. Meglio farne satira e teatro, anzi, meglio ancora. Stadio. Da una parte la curva Nato, dall’altra la curva Soviet.

Provate a dire a un ucraino di fare l’amore e di non fare la guerra. Abbiate il coraggio di accogliere una madre con i figli che hanno lasciato il marito a difendere la casa a Char’kov, chiedendole di mettersi la mascherina perché la pandemia non è finita. Convocate con urgenza i generali del battaglione Azov a testimoniare davanti alla commissione contro l’odio in Senato.

Mentre noi si discuteva delle differenti forme di green pass rafforzato, il nemico organizzava l’esercito. Mentre noi si twittava pro D.D.L. Zan, la stessa energia elettrica utilizzata per parteggiare in una delle discussioni più fondamentali del secolo finanziava i missili che cadono sugli ospedali ucraini. Mentre noi si marciava per l’ambiente, la benzina usata per andare alla piazza della città finanziava i carri armati che schiacciano le macchine dei civili ucraini.

Perché, quindi, vergognarsi?

Perché ci siamo sentiti onnipotenti, detentori della verità rivelata. La nostra ignoranza, forse la nostra supponenza, ci ha fatto credere che la pace fosse eterna e irreversibile. Ci ha fatto credere di essere già ascesi in paradiso, dove le guerre e le dispute non sono. Perché mentre ieri abbiamo odiato le armi e le bombe nucleari, oggi ne comprendiamo l’importanza (spero).

Ci dobbiamo vergognare perché senza gli Stati Uniti saremmo già una provincia russa. E, forse, non avremmo posto una resistenza come quella messa eroicamente in atto dagli ucraini.

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