FIA, che dormita

A Monza la direzione gara torna protagonista rovinando lo spettacolo della F1 facendo terminare la gara in regime di safety car. Delusione per entrambi i piloti Ferrari.

Monza è universalmente riconosciuta come il tempio della velocità. Velocità che però purtroppo non appartiene ai direttori di gara della F1. Se per prendere una decisione sul chiamare in pista la safety car e spostare una vettura ferma nel prato ti sono necessari ben 6 giri, allora evidentemente la velocità di pensiero e decisionale non è affatto una tua qualità.

Ieri a Monza si è assistito all’ennesimo circo messo in piedi dai commissari di gara, che hanno fatto terminare il Gran Premio d’Italia sotto regime di safety car, negando agli oltre 300mila spettatori (ben) paganti presenti al circuito l’emozione di un finale entusiasmante. I fischi dei tifosi Ferrari sotto al podio sono dunque stati la logica conseguenza di una clamorosa dormita, come è stata definita dal Team Principal della Rossa, Mattia Binotto.

Dopo 56 giri resi divertenti solo dalla grande rimonta di Carlos Sainz (dalla 18esima alla quarta posizione), alla 57esima tornata Daniel Ricciardo su McLaren è costretto al ritiro, fermando la sua vettura a bordo pista. La bandiera gialla è esposta prontamente dai commissari, ma la safety car viene fatta uscire solamente il giro successivo. Inizia il valzer dei pit stop, con tutte le scuderie che richiamano ai box per il cambio gomme i propri piloti. Da quel momento in avanti regna il caos più totale. Per tre giri le telecamere non inquadrano la safety car targata Aston Martin, che si scoprirà solo successivamente essere entrata in pista davanti a Russell (terzo) invece che a Verstappen, leader del GP. Nel frattempo per spostare la McLaren di Ricciardo entra sul circuito una gru, vicino alla quale sfrecciano pericolosamente tutte le vetture una dopo l’altra, riportando alla memoria il terribile incidente di Jules Bianchi a Suzuka nel 2014, che costò la vita al pilota francese.

Solo al penultimo giro la pista è finalmente libera e la safety car riesce a posizionarsi davanti a Verstappen. Il tempo tecnico per far passare e riaccodare al gruppo i doppiati però non sussiste, così l’unica soluzione percorribile è quella di terminare la gara dietro la Verdona guidata da Bernd Mayländer, mettendo la firma a una vera e propria frittata.

La classifica finale vede dunque il successo (il quinto consecutivo) di Max Verstappen, al secondo posto Charles Leclerc su una Ferrari dalla livrea speciale gialla-rossa in onore del Gran Premio di casa e in terza posizione George Russell alla guida di una Mercedes in continua ripresa. Quarto l’altro ferrarista Carlos Sainz, penalizzato dalla safety car che gli ha negato la possibilità di agguantare un podio che sembrava potersi concretizzare grazie a un miglior passo gara rispetto a Russell.

A tener banco nel post-gara sono le polemiche sulla decisione dei direttori di corsa, più che le prestazioni di una Ferrari ancora troppo lontana da un Verstappen fuori categoria e ormai prossimo a vincere il secondo titolo mondiale in carriera. Se il muretto box della Rossa questa volta non ha commesso errori, ci si interroga invece sul motivo per il quale la direzione gara non abbia esposto una bandiera rossa per permettere alla gru di entrare in pista per spostare in sicurezza la vettura di Ricciardo, consentendo così ai piloti di poter terminare gli ultimi giri lottando fra di loro. Fra i tanti interrogativi, una certezza però c’è: il ‘Premio della carlona’ va, ancora una volta, alla FIA.

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