Il peso del passato: la Russia e i rifiuti

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In uno dei quartieri del sonno di Mosca, tra i condomini grigi, è apparso un punto colorato: dei bidoni della raccolta differenziata. I diversi contenitori per plastica, vetro, carta e rifiuti organici hanno lasciato perplessi i residenti.

Una persona, quando affronta un cambiamento, supera cinque fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e, infine, accettazione. Con i nuovi bidoni della raccolta differenziata, un piccolo ma necessario passo verso un futuro di riciclaggio, i cittadini di Mosca si sono fermati alla prima fase. I moscoviti hanno continuato a gettare rifiuti indifferenziati nei contenitori della plastica o della carta: in questa ineguale battaglia tra abitudini radicate e riciclaggio, le prime hanno vinto e i nuovi bidoni sono stati sostituiti in un mese.

Attualmente, solo il 6% circa dei rifiuti è riciclato in Russia: il restante 94% è inviato in discarica. Le discariche in Russia coprono circa 4 milioni di ettari di terreno, una superficie maggiore di quella di grandi Paesi europei quali l’Italia o la Germania. La Russia è sepolta dai rifiuti. Secondo i dati dell’Ufficio del Procuratore generale della Federazione Russa, nel 2018 c’erano oltre 30 miliardi di tonnellate di rifiuti sul territorio del Paese, 205 tonnellate per abitante.

Sebbene il Governo abbia adottato riforme sulla gestione dei rifiuti circa sei anni fa, i risultati provvisori indicano una mancanza di progressi significativi per quanto riguarda la raccolta differenziata. L’interesse passivo verso il riciclaggio è mostrato non solo dalle istituzioni e dai funzionari pubblici ma anche dalla popolazione stessa della Russia: solo una piccola parte degli abitanti considera le grandi discariche un problema ambientale urgente. I timidi tentativi del Governo di avviare il riciclaggio e la resistenza dei residenti non possono che provocare sconcerto.

Nel 2021, quando il riciclaggio dei rifiuti è una realtà per i Paesi occidentali e anche i bambini sanno che la carta non deve essere gettata nel contenitore del vetro, in Russia il riciclaggio rimane al livello delle storie di parenti e amici ritornati dall’Europa. Perché l’ambiente in Russia non è un amico intimo che richiede protezione, ma piuttosto un conoscente ingenuo del quale si può approfittare senza dare nulla in cambio? Forse la risposta sta nella mentalità sovietica.

Per i quasi 70 anni di esistenza dell’URSS, l’Amministrazione dell’Unione ha sempre privilegiato l’industrializzazione e l’alta produttività rispetto alla protezione della natura, le cui risorse sono state ampiamente sfruttate. Il desiderio di rimodellare la natura per soddisfare i bisogni umani ha dominato per decenni le menti dei cittadini sovietici. I piani quinquennali, l’espansione industriale e soprattutto le esigenze della Seconda Guerra Mondiale hanno trasformato intere regioni dell’URSS in centri industriali sviluppati. La produzione fu avviata nel più breve tempo possibile e le questioni ambientali erano tutt’altro che una priorità.

Sfortunatamente, ci sono molti esempi del modo barbaro di raggiungere la crescita economica praticato in URSS. Un livello di violenza contro la natura senza precedenti è stato raggiunto nel lago d’Aral, quando il Governo sovietico decise di deviare il corso dei due fiumi principali che vi sfociavano: il Syr Darya e l’Amu Darya. In questo modo, l’Amministrazione pianificava di risolvere il problema della scarsità d’acqua nelle Repubbliche asiatiche coltivatrici di cotone. Come risultato di un così grande cambiamento, il lago d’Aral è oggi quasi scomparso. Quello che una volta era uno dei mari interni più grandi dell’Asia non è ora altro che una catena di piccoli laghi.

Un altro esempio di dimensioni impressionanti è una delle più grandi cave di diamanti del mondo, situata nella piccola città siberiana di Mirnyj. In precedenza un’area disabitata a causa delle forti gelate (fino a -70 °C) e del permafrost, Mirnyj divenne il centro dell’industria dei diamanti sovietica, che avrebbe dovuto raddoppiare il potenziale economico del Paese. Sebbene la cava sia stata chiusa nel 2001, rimane una delle più grandi al mondo. Il suo volume è così grande che gli elicotteri non la sorvolano: un cratere profondo 500 metri con un diametro di oltre 1 km creerebbe correnti d’aria ascendenti, risucchiandoli.

Tali grandiosi progetti dell’Unione Sovietica illustrano perfettamente l’idea del dominio umano sulla natura. Non sorprende che nella Russia moderna, dove una parte significativa della popolazione adulta ha vissuto la maggior parte della propria vita in URSS o è cresciuta nel periodo immediatamente successivo alla caduta dell’Unione, il riciclaggio e la protezione ambientale non suscitano una grande risposta nei cuori delle persone. È possibile rompere questo muro sovietico dell’indifferenza verso la natura, costruito mattone dopo mattone per decenni? Probabilmente, come qualsiasi struttura un tempo solida, collasserà da solo sotto il peso del tempo. L’importante è che la Russia sia pronta, per non rimanere sepolta sotto le macerie dei disastri ambientali.

Pubblicato da Anna Baryshnikova

Nata e cresciuta nello spazio post-sovietico, racconto la realtà della Russia moderna da un punto di vista privilegiato. Dottoressa in European Studies, laureata presso l’Università Russa dell’Amicizia tra i Popoli di Mosca. Ora studentessa magistrale di Studi europei e internazionali presso l’Università degli Studi di Trento.

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