(Dis)informazione russa

È difficile, a tratti impossibile, parlare di Russia in questi giorni. Il 24 febbraio 2022 sarà ricordato a lungo come il giorno che ha cambiato gli equilibri geopolitici europei del nuovo millennio. Scrivere un articolo riguardo a questo conflitto, a questa guerra – e non crisi, come alcuni tendono a chiamarla – sarebbe una impresa titanica. L’opinione pubblica, non solo italiana ma anche globale, si è totalmente polarizzata, o in difesa degli ucraini o dei russi. Il “pubblico” mondiale si è trasformato in quello di un incontro di pugilato, pronto a scommettere i propri risparmi sulla Russia, che “sicuramente” vincerà nei primi round, oppure sull’Ucraina, l’underdog che con la sua resistenza riuscirà a sfiancare Golia fino all’ultimo respiro. Discorsi banali, naïf, che semplificano un conflitto che andrebbe analizzato nella sua complessità. Meglio evitare.

L’idea di questo articolo è nata ben prima di quel maledetto 24 febbraio e il non averlo scritto prima rimarrà per sempre una colpa. Parlare di (dis)informazione russa senza nominare la guerra è quasi impossibile e cercherò di farlo il meno possibile; in ogni caso, ci tengo a precisare che la guerra è terreno fertile per le fake news e il fatto che io parli di Russia non significa che queste non esistano dal lato di Kiev e, anzi, che anche l’Ucraina ne diffonda parecchie. E il motivo è palese: tendiamo ad evidenziare come questa sia una guerra convenzionale, ma forse tanto convenzionale non è. Si sta combattendo anche una guerra parallela, cibernetica e social, dove anche un post su Twitter potrebbe cambiare gli equilibri.

Detto questo, la Russia si è affermata senza alcun dubbio negli ultimi anni come terra di disinformazione, capace di muoversi con abilità e cinismo nel mondo di Internet e di influenzare il globo tramite l’uso di fake news. Questo è quello che cercherò di analizzare in questo articolo, ma essendo un argomento vasto e impossibile da trattare in poche righe mi concentrerò principalmente su uno dei media russi più famosi, sia in patria che all’estero: Russia Today.

Russia Today, nota come RT, è una emittente televisiva creata nel 2005. Da allora, la sua influenza è aumentata vertiginosamente, tanto da renderla un canale internazionale, presente in quasi tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Nel 2010 fu infatti fondata RT America, che ebbe un grande successo sin dagli albori proprio grazie all’uso della lingua inglese. Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha fortemente spinto affinché RT iniziasse ad avere una grande importanza all’estero: nella sua visione, l’informazione internazionale nel periodo della globalizzazione è sempre stata sottoposta all’egemonia di canali statunitensi o britannici come CNN, BBC O FOX. Di conseguenza, sulla falsa riga di Al Jazeera, si era resa necessaria la creazione di canali russi che potessero rappresentare una visione del mondo diversa da quella convenzionalmente dipinta dai media occidentali. È proprio dalla sua creazione, infatti, che RT si è caratterizzata come una sorta di megafono del Cremlino, diffondendo quelle che sono le visioni ufficiali della Federazione Russa. Emmanuel Macron, presidente della Francia, è arrivato a definirla una “macchina di propaganda russa”.

RT non solo è convenzionalmente vista come parte della macchina di propaganda del Cremlino, ma è anche uno dei media che maggiormente nel mondo si occupa di diffusione di notizie false. È evidente che la Russia, soprattutto negli ultimi anni, stia agendo nell’arena internazionale con lo scopo di influenzare gli stati occidentali con la diffusione di fake news o con operazioni di hacking. Ne è esempio il caso delle elezioni americane del 2016, con l’attacco hacker volto a danneggiare la campagna elettorale della candidata democratica Hillary Clinton. RT è sicuramente uno degli attori cruciali in questo tentativo di danneggiare l’Occidente in particolare, come accennato precedentemente, con la diffusione di fake news.

È interessante, secondo me, vedere quali siano alcune di queste notizie, per rendersi conto effettivamente di quale sia l’intento di Russia Today. Uno dei primi report complottisti del canale fu diffuso nel 2010 e riguardava l’attentato al World Trade Center del 2001, definito come un “inside job”, un attacco organizzato dagli stessi USA per giustificare le loro operazioni militari in Medio Oriente. Un’altra ossessione complottistica di RT è quella verso la conferenza Bilderberg, un incontro annuale che avviene dal 1954 e che riunisce alcuni dei più potenti imprenditori, giornalisti, politici e personaggi della scena mondiale. Alex Jones, “giornalista” americano che spesso collabora con RT, uno dei più grandi diffusori di teorie complottistiche ridicole negli USA, l’ha descritta come una sorta di gruppo che comanda il mondo nascosto nell’ombra, un governo mondiale che adopera metodi fascisti. Penso sia evidente a ogni lettore quale sia effettivamente il livello di queste fake news, e quale sia il loro secondo fine, ovvero quello di creare avversione nei confronti del mondo occidentale. E non si può dire che questa strategia sia un fallimento, considerando quanto popolari tendano a diventare certe teorie, soprattutto tramite la loro diffusione con i social media.

Parlando di social media, è evidente come oggi, nel 2022, la propaganda russa stia spopolando in Italia e in Europa. È sicuramente rilevante, per esempio, come le varie dichiarazioni di Vladimir Putin in questo periodo di conflitto siano state accolte da parte del pubblico italiano: invece che generare uno sdegno generale, spesso nei dibattiti si cerca di comprendere le ragioni della Federazione Russa, basandosi però su propaganda prodotta da quest’ultima. L’esempio più calzante, diventato ormai virale, è quello dell’invasione dell’Ucraina come operazione militare speciale volta alla sua “denazificazione”. È innegabile che in Ucraina siano presenti parti dell’esercito o figure politiche con ideali di estrema destra, molto vicini a quelli del nazismo. Allo stesso tempo però l’Ucraina, tramite le sue istituzioni democratiche, si è recentemente affermata come un paese filoeuropeista e con una forte volontà di unirsi alla NATO. È quindi evidente che l’idea di “denazificare” l’Ucraina sia solo un espediente retorico utilizzato dal Cremlino per ottenere le simpatie non solo dei russi, ma anche degli europei che sono ancora molto sensibili a tematiche come il nazismo. Lo stesso potrebbe valere per l’idea di “genocidio” di russi nel Donbass. La parola genocidio, in questo contesto, è totalmente ingiustificabile, ma viene utilizzata solo per il forte impatto che può avere in un possibile ascoltatore.

Tutto ciò che ho scritto non sta a significare che qualsiasi notizia russa sia falsa. Quello che però voglio evidenziare, ed è fondamentale comprendere in questo periodo storico, è che la propaganda ha ancora un forte peso politico e può influenzare l’opinione pubblica drammaticamente. Spetta anche a noi, comuni cittadini, verificare le fonti che consultiamo, e questo va fatto con la consapevolezza che Mosca ha un grande interesse nel diffondere notizie non veritiere, adoperando strumenti quali RT.

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