La metropolitana di Stalin

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La metropolitana. Un semplice mezzo di trasporto. Un treno sotterraneo, utile per connettere persone e luoghi in città sempre più grandi. La prima linea ferroviaria sotterranea elettrificata al mondo fu aperta a Londra nel 1890, poi fu il turno di Glasgow, Budapest, Parigi. Le metropolitane nel mondo sono oggi circa 180, e servono le più importanti città di tutti i continenti.

Il possesso di un sistema metropolitano è motivo di prestigio per una città, di orgoglio per i suoi abitanti. Una metropolitana deve essere efficiente, rapida e puntuale. Spesso questo è sufficiente, non è una regola che debba anche essere bella. La metropolitana di Mosca, quella della quale voglio parlare oggi, non è soltanto efficiente, rapida e puntuale. Non è soltanto bella. Non è soltanto una metropolitana.

La prima linea metropolitana – la Sokol’ničeskaja, alla quale fu ovviamente assegnato il colore rosso – fu aperta a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica, il 15 maggio del 1935. Eccoli, il prestigio e l’orgoglio. Fu una celebrazione della potenza del socialismo e, in particolare, dello stalinismo. Un tripudio dell’alta capacità tecnologica sovietica e dei lavoratori dell’Unione. Fin dall’inizio la metropolitana di Mosca non avrebbe dovuto essere “solo” una metropolitana. Si trattava infatti di un’opera propagandistica e di un grande dono che il Comitato Centrale del PCUS e il suo Segretario generale, Iosif Stalin, rivolgevano al popolo sovietico e a quello moscovita.

Un “dono” anche dal punto di vista politico. Nell’Unione Sovietica non esisteva la proprietà privata e le abitazioni – gli appartamenti – in cui risiedevano i cittadini sovietici non si acquistavano. Erano assegnati dallo Stato, e le liste di attesa alle quali le famiglie si iscrivevano per ottenere un alloggio potevano essere molto lunghe. Le cattedrali ortodosse e gli sfarzosi palazzi degli imperatori del passato erano ora proprietà dello Stato, trasformati in pubblici uffici, pubbliche piscine o pubbliche latrine. Come ogni cosa, la metropolitana apparteneva a tutti, e la si volle trasformare in un palazzo per il popolo.

Komsomol’skaja, da molti considerata la più bella stazione della metropolitana di Mosca.

Molte delle stazioni della metropolitana di Mosca sono meravigliosamente decorate. Raccontano storie (Novokuzneckaja), esaltano le eroiche gesta dell’Armata Rossa (la splendida Ploščad’ Revoljucii, con le sue 76 statue di bronzo) onorano i popoli e le città dell’Unione (Belorusskaja, Kievskaja, Rižskaja, chi più ne ha più ne metta), celebrano importanti scrittori e artisti (Majakovskaja, Dostoevskaja) attraverso mosaici, statue e architettura imponente. La metro di Mosca è un museo, un punto di incontro tra un’imponente cattedrale sotterranea e un rifugio antiatomico, visitabile alla modica cifra di 60 rubli. Non so in quante altre città del mondo possa capitare di incontrare una comitiva di turisti asiatici, con tanto di guida con bastone e bandierina, in visita guidata dentro una stazione della metropolitana. La sua maestosità e l’aura di mistero che la circonda – si legga qualcosa sulla Metro 2: leggenda metropolitana o sistema di trasporto segreto davvero esistente? – hanno ispirato ogni tipo di opera artistica: libri, videogiochi e presto film.

La più recente mappa del sistema metropolitano moscovita, la “tela del ragno”.

La Moskovskij Metropoliten è un sistema perfetto, capillare. Le linee sono 15, le stazioni 239. Funziona come un orologio. Mai un ritardo. All’ora di punta, nel momento in cui un treno è partito e i suoi fanali di coda sono appena scomparsi nel buio la banchina è già piena e dalla galleria si sente provenire lo sferragliare del successivo. Quasi sette milioni di persone – in tempi normali, ovviamente – usufruiscono ogni giorno dei treni sotterranei, due miliardi e mezzo ogni anno.

Giù, verso la stazione Obuchovo della metropolitana di San Pietroburgo, 62 metri sottoterra.

La metropolitana è una parte fondamentale dell’esperienza sovietica – oggi russa –, moscovita o pietroburghese. Non si è davvero vissuti in Russia se non ci si è persi nella ragnatela della metropolitana almeno una volta, se non si è corsi giù, verso l’abisso, per le chilometriche scale mobili, se non si conosce alla perfezione quel misto di odori così caratteristico della città sotterranea e lo stridio dei treni Metrovagonmash blu. La Russia è la patria delle contraddizioni. Uno dei suoi tesori più grandi si nasconde dalla luce del sole, nel sottosuolo, protetto da 80 metri di terreno.

Pubblicato da Tommaso Bontempi, Direttore

Dottore in Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, nato a Brescia il 21 giugno del 1998. Diplomato presso il Liceo classico Cesare Arici, laureato all’Università degli Studi di Trento, ora studente magistrale a Venezia, Università Ca’ Foscari. Appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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